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Questo articolo è stato pubblicato il 26 novembre 2011 alle ore 09:31.

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di Isabella Bufacchi
ROMA - L'asta è uno specchio impietoso. Riflette nitidamente, in grande profondità, fatti e avvenimenti, ma capta e riproduce anche voci, sussulti, ansie, paure, aspettative. Tutto quello che accade sul mercato - dalle vendite agli acquisti, dagli aggiustamenti di portafoglio alle posizioni speculative, dalle attese sugli scenari futuri al saliscendi di rendimenti e spread - viene riflesso nel tasso di assegnazione dei titoli di Stato venduti in asta. Così ieri, i BoT a sei mesi e i CTz a 24 mesi, con rendimenti che hanno scioccato tutti tranne i traders che li avevano visti montare da giorni, hanno portato a galla quello che ribolle di questi tempi sul rischio-Italia e sul rischio-euro. Inevitabilmente, cioè in sintonia con il secondario, i Buoni semestrali sono stati venduti per 8 miliardi al 6,504% (+2,969% rispetto al 3,535% dei BoT collocati in ottobre). I CTz biennali per 2 miliardi sono schizzati al 7,814% (+3,186% contro il 4,628% dell'asta precedente).

Quel che è emerso da questo salto all'insù dei rendimenti, che nell'arco di trenta giorni non ha precedenti - come minimo dalla nascita dell'euro -, è che nell'ultimo mese, nell'ultima settimana e anche nelle ore antecedenti l'asta, la percezione del rischio-Italia all'interno del rischio-Eurozona è peggiorata: non perchè manchi la fiducia dei mercati nella capacità o nell'efficacia dell'azione d'urto programmata dal Governo Monti per assicurare il pareggio di bilancio nel 2013 e rilanciare l'economia, ma perchè i problemi immediati italiani, che sono l'elevata spesa per interessi a fronte di una recessione in arrivo (ma per l'agenzia di rating Fitch in recessione l'Italia «forse lo è già») con un debito/Pil al 120%, avranno bisogno di soluzioni domestiche di medio-lungo periodo abbinate a un sostegno esterno di breve periodo, fornito da un'impalcatura della moneta unica che regga. Una rete di sicurezza d'emergenza per parare una crisi di liquidità (non un salvataggio stile Portogallo, Irlanda e Grecia) al momento per Italia e Spagna manca. Barclays capital ha sostenuto ieri che Italia e Spagna hanno bisogno di uno «scudo» di protezione contro le dinamiche di mercato, finanziato da Fmi, Bce e Efsf. Uno scudo da 500-800 miliardi, ora inesistente, che consenta di cancellare le aste per 18-24 mesi.

Anche gli intoppi tecnici sono stati riflessi nelle aste di ieri. Da ottobre, il mercato dei titoli di Stato italiani è divenuto molto illiquido, con un allargamento vistoso tra i prezzi di acquisto e di vendita che tiene lontani gli investitori finali (fondi pensione, compagnie di assicurazione): l'illiquidità inoltre amplifica gli sbalzi. Con andamenti difformi: i rendimenti salgono in fretta, per le vendite, e scendono lentamente in mancanza di acquisti aggiuntivi a quelli della Bce. Le banche, gli acquirenti in prima battuta in asta, da parte loro hanno crescenti difficoltà nel detenere i titoli di Stato in portafoglio, alla luce degli ultimi stress test Eba che impongono rafforzamenti di capitale per coprire perdite ipotetiche in caso di haircut sui bond governativi tenuti fino a scadenza. Nell'ultimo mese, di conseguenza, i rendimenti sul secondario dei BoT, CTz e BTp sono saliti alle stelle. E lo specchio dell'asta ha riflesso anche questo. L'offerta dei BoT e CTz è stata compromessa all'istante anche dalle voci in mattinata, non confermate, sulla volontà del nuovo Governo spagnolo di valutare l'opzione di una richiesta di un sostegno finanziario esterno. La Banca centrale europea, che solitamente interviene nel dopo-asta, ieri ha iniziato ad acquistare i titoli italiani nel pre-asta. L'impennata dei rendimenti, però, c'era già stata: giovedì sera sul mercato grigio il BoT a sei mesi era scambiato al rendimento del 6,60 per cento.

La domanda per i BoT e CTz a rendimenti stellari (per i risparmiatori al netto di commissioni e ritenuta fiscale il 5,251% per i Buoni e il 7,249% per i Certificati zero coupon) è stata comunque buona: 11,7 miliardi richiesti per i BoT (un rapporto di copertura di 1,47 volte, più basso della media da inizio anno di 1,64 volte) 3,18 miliardi domandati per i CTz (rapporto di copertura di 1,59 volte, inferiore alla media 2011 di 1,74 volte).

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