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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2012 alle ore 15:44.

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La Grecia ha circa 2 miliardi di euro per pagare stipendi e pensioni fino al prossimo 20 luglio. È quanto si legge oggi sul quotidiano greco Kathimerini, che non cita fonti, ma altri media greci hanno riportato la stessa notizia alla luce del resoconto fatto ieri dal ministro delle Finanze al partito della sinistra radicale, Syriza, indicato come possibile vincitore alle elezioni in programma domenica prossima. Il ministero delle Finanze non ha voluto commentare.

Intanto stanno accelerando i deflussi dai depositi greci a pochi giorni dalle elezioni del 17 giugno che, difatti, potrebbero anche decretare una scelta popolare di abbandonare l'euro (sebbene dai sondaggi risulta che il 70% dei greci non vuole un ritorno alla dracma). Secondo un banchiere interpellato da Bloomberg i prelievi giornalieri sono passati da una media di 100 milioni di euro al giorno a oltre 500. Mentre a parere di un altro banchiere - che chiede di non essere identificato perché i dati non sono pubblici - siamo già oltre 800 milioni di euro (come procedere se la Grecia esce dall'euro).

Un ufficiale della Banca centrale della Grecia ha detto che le banche sono sotto pressione indicando che da ottobre 2009, da quando la crisi ha dato le prime avvisaglie (a cui sono seguiti gli aiuti dell'Eurozona a maggio 2010 e a febbraio 2012 per oltre 230 miliardi di euro) famiglie e imprese hanno ritirato dai conti correnti 72 miliardi di euro.

Per il presidente del Parlamento europeo, Martin Schultz «Se la Grecia lascerà l'euro, lascerà anche l'Unione europea. Un Paese non può uscire dalla zona euro senza uscire dall'Unione europea - ha aggiunto Schultz -. Non capisco molto questi dibattiti sulla Grecia che sarà costretta a lasciare la zona euro. Ai miei occhi, se la Grecia lascerà l'euro, lascerà anche l'Unione europea».

Quanto alle elezioni politiche che si terranno domenica prossima nella stessa Grecia e all'eventualità che si rafforzino i partiti contrario al memorandum della trojka Ue-Fmi-Bce, Schulz ha sottolineato: «C'è un momento nella vita politica in cui è imperativo che si pensi prima al Paese e solo poi agli interessi del proprio partito. Spero che questo sarà l'orientamento principale dei partiti politici in Grecia».

Commentando le proposte della Merkel sulla crisi, Schultz non ha celato il suo scetticismo: «La cancelliera Merkel rilancia un dibattito sulle riforme istituzionali per evitare che si parli concretamente di tassa sulla transazioni finanziarie, di Eurobond, di investimenti per la crescita nel quadro della strategia UE 2020». «La verità - ha aggiunto il leader del Parlamento Ue - è che le proposte della cancelliera vanno nel senso di un'Europa più federale, ma più intergovernativa. Ciò che propone Merkel è un'unione monetaria, un coordinamento economico, sulla base di una moltiplicazione degli incontri dei capi di governo, accompagnati da qualche deputato nazionale». «A cosa serve questo dibattito in una situazione di debito eccessivo, di disoccupazione eccessiva, di una stagnazione economica eccessiva e di una recessione senza precedenti in alcune regioni europee? A cosa serve - ha ancora sottolineato Schulz - dibattere su cosa sarà la zona euro tra 10 anni? Ciò di cui abbiamo bisogno sono soluzioni oggi, subito, e non per il futuro».

www.twitter.com/vitolops

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