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Questo articolo è stato pubblicato il 25 febbraio 2013 alle ore 23:35.
L'ultima modifica è del 25 febbraio 2013 alle ore 13:00.

Nel finale Wall Street trova la via dei rialzi: il Dow Jones sale dello 0,85% a 13.900,43 punti, il Nasdaq avanza dello 0,43% a 3.129,65 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,6% a 1.497,13 punti. In assenza di grandi novità sul fronte della politica monetaria, i mercati si concentrano sullo stato della ripresa economica, che in base agli ultimi dati fa ben sperare gli investitori.

S&P: il risultato del voto non avrà immediate ripercussioni sul rating
Il risultato delle elezioni non ha immediato impatto sul rating dell'Italia. Lo afferma Standard & Poor's, sottolineando che «le scelte del prossimo governo saranno essenziali». «Alla luce delle significative differenze fra i partiti, restano numerose incertezze sulla direzione» delle politiche che saranno prese, aggiunge S&P. «A prescindere dalla composizione del governo, il risanamento fiscale in Italia non deve deviare dall'attuale cammino» dato l'elevato debito pubblico, stimato al 127% del Pil a fine 2012, spiega ancora Standard&Poor's.

Martedì nero per Piazza Affari
Il caos elettorale affossa Milano e le principali Borse europee, in una seduta che ha visto la speculazione torna a prendere di mira la zona euro e i titoli di Stato dei Paesi periferici, con lo spread Btp-Bund che chiude a 344 punti base (in aumento di una cinquantina di punti da ieri), e il tasso sul decennale che sale al 4,90%. Il calo del 4,63% dell'indice Ftse All share equivale a 17,3 miliardi di euro bruciati nella seduta. Non aiuta i listini il numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke, che ha comunque ribadito la bontà delle misure monetarie finora intraprese e la continuità delle stesse. La peggiore d'Europa è Piazza Affari, che chiude a -4,89%, Male anche le altre piazze europee: a Francoforte il Dax segna -2,27%, a Parigi il Cac 40 cede il 2,67%, a Londra il Ftse 100 scende dell'1,34% e Madrid perde il 2,2%.

Sprofondano le banche
Sprofondano i titoli bancari Intesa Sanpaolo e Unicredit sotto di circa il 9%, anche se le peggiori sono Mediolanum e Banco Popolare, giù di oltre il 10%. Crollano in generale tutti i titoli legati al sistema Italia, come A2a (-8,3%) e Telecom Italia (-7,2%) mentre si salvano quelli più esposti sull'estero, a partire da Pirelli & C (+2%), Prysmian (1,2% anche grazie a una commessa in Germania da 350 milioni) e Diasorin (+0,1%). Sul resto del listino torna a crescere CamFin (+4,9%), mentre Olidata (poco sopra la parità) viene premiata dopo il ritorno a un Ebitda positivo nel 2012.

Intanto la Consob ha addirittura vietato le vendite allo scoperto su Intesa Sanpaolo e Banca Carige (tenuto conto della variazione di prezzo registrata oggi dai due titoli, superiore alla soglia del 10%). Il provvedimento è in vigore dalle 12.15 di oggi e per tutta la seduta di domani e a renderlo necessario è stata una valanga di vendite abbattutasi sui listini.

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