Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 13 febbraio 2012 alle ore 06:36.

My24

Corre veloce, molto veloce l'export dei distretti italiani. La crescita è a due cifre trainata da commesse che da tutto il mondo arrivano alle Pmi dei distretti di Treviso e Brescia (macchine industriali), Vicenza (meccatronica e automazione), Bologna (meccanica e packaging). Sono le capitali del manifatturiero, territori dove l'iper specializzazione e la capacità d'innovare rappresentano la regola. Da qui partono container con beni o macchinari che raggiungono i Paesi delle economie avanzate oppure gli emergenti.

Un flusso di export che nei primi nove mesi del 2011 ha toccato i 51,5 miliardi di euro, con una crescita del 11,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Un doppio successo alla luce della "calma piatta" della produzione industriale registrata dall'Istat nel 2011.

È un successo anche per le migliaia di multinazionali tascabili, e della rete dei loro fornitori, nei cui stabilimenti si progettano e costruiscono impianti che rappresentano l'eccellenza grazie alla qualità, il know how e la capacità di creare prodotti custom, che rispondono alla specifiche esigenze del cliente. È questo lo spaccato che emerge dal «Terzo osservatorio nazionale distretti italiani» realizzato dalla Federazione dei distretti italiani che verrà presentato mercoledì a Roma.

«Il 2011 è stato un anno altalenante per i distretti - commenta Valter Taranzano, presidente Federazione Distretti Italiani -. Si è registrata una crescita, che però non ha avuto il conforto della continuità e nell'ultimo trimestre l'export ha tenuto in piedi il sistema. Per il 2012 - aggiunge Taranzano - prevedo ancora una crescita delle esportazioni ma anche l'acuirsi di problematiche: in primis quella occupazionale». Non a caso, quest'anno un quarto delle imprese territoriali prevede una riduzione del personale e solo il 6% un aumento. Tra i 101 distretti monitorati dall'osservatorio spicca quello di Bologna, la "packaging valley", la capitale delle macchine per l'imballaggio. Un distretto dove l'export vale 1,4 miliardi, in crescita del 18% rispetto all'anno precedente. Maurizio Marchesini, ad della Marchesini Group, leader negli impianti di packaging per il farmaceutico e la cosmetica, segnala che «il nuovo anno è iniziato in linea con il 2011 salvo un piccolo rallentamento negli ordinativi». Per questa mini multinazionale l'export vale circa il 90% dei ricavi, quelli 2011 hanno toccato i 188,5 milioni, e la parte del leone è delle commesse che provengono dai Bric.

Altra roccaforte del made in Italy è Treviso, poco più di un miliardo di export e il miglior trend di crescita, +62,6 per cento. «Rispetto agli anni pre crisi sono cambiati i mercati di riferimento e ora i tre quarti dell'export della meccanica sono destinati verso i paesi emergenti - spiega Katia Da Ros, vice presidente di Unindustria Treviso con delega all'internazionalizzazione -. Nel caso della Cina dal 2008 al 2011 le vendite sono cresciute del 665% e di Taiwan quasi del 400 per cento». Per quanto riguarda il 2012 il trend delle commesse è contrastante. «Il 2012 ha avuto un avvio lento» conferma Domenico Musomeci, titolare della Secal, Pmi nella Marca Trevigiana che produce essicatori per legno. «Di solito l'anno inizia con un minimo di portafoglio ordini - spiega - ma per la prima volta in 35 anni di attività la prima commessa del 2012 è arrivata alla fine di gennaio». Un rallentamento che non toglie l'ottimismo a Musomeci che aggiunge «abbiamo diverse trattative in corso verso clienti del Sud America e dell'Est Europa».

Un altro caposaldo è il sistema del tessile, abbigliamento e pelletteria. Il polo fiorentino della pelletteria raggiunge quota 1,1 miliardi (+34,2% sul 2010) grazie al ritorno delle commesse delle grandi griffes che tornano a produrre qui le collezioni alto di gamma. Guardando a Nord-Est verso la Valsesia (tessile e abbigliamento) ecco un'altra area in pool position sui mercati mondiali. «Dopo un 2011 estremamente positivo ora il clima è di attesa - segnala Roberto Colombo, titolare del Lanificio Luigi Colombo -. Mi attendo la tenuta su tutti mercati del Far East, una leggera flessione in Europa e l'Italia in sofferenza».

Shopping24

Dai nostri archivi