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Questo articolo è stato pubblicato il 03 aprile 2011 alle ore 15:00.
L'ultima modifica è del 03 aprile 2011 alle ore 15:13.

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L'anima di frontiera dal cuore tricoloreL'anima di frontiera dal cuore tricolore

Frontiera inquieta, identità lacerate e composite. Trieste italianissima. Lo si è ripetuto con orgoglio, quasi con rabbia. Difendere l'italianità: ma come conciliare l'unicità della vocazione tricolore con le istanze centrifughe di duemila anni di storia? E come riuscire a mettere d'accordo, nella città delle italianissime campane di San Giusto i cui eroi si chiamano Slataper, Michelstaedter, Stuparich, Schmitz, Pressburger e Joyce, gli accenti "italianissimi" con il monumento all'imperatrice Elisabetta d'Asburgo, Sissi, che i triestini amano?

Dopo un glorioso periodo di libertas comunale, per sottrarsi al predominio della Repubblica di San Marco i triestini erano stati costretti a sottomettersi nel 1382 a Leopoldo III d'Asburgo, duca d'Austria: e pare lo facessero di buon grado.

Fu una carta vincente. Di lì a pochi decenni la dinastia ducale austriaca s'insediava alla guida del Sacro Romano Impero, riuscendone a trasformare la corona da elettiva a di fatto ereditaria: i secoli tra il XV e il XVIII furono secoli di prosperità, nei quali Trieste si presentò come l'unico porto mediterraneo della compagine imperiale. Quando nel 1806 l'impero romano-germanico fu costretto da Napoleone a ridefinirsi, più modestamente, come impero federale austriaco mantenendo però la sua dinastia, Trieste ne seguì le sorti. Venezia, a sua volta soggetta agli Asburgo fin dal 1797, non era più in grado di farle concorrenza. Dopo il 1815, era come Gorizia parte dell'impero austriaco: mentre il confine con il regno Lombardo-Veneto (esso stesso asburgico) correva poco più ad ovest, lambendo Palmanova.

Nell'Ottocento, la città era ricca, viva, attiva. Era il tempo dei grandi Lloyd, ma il vento patriottico che veniva da Ovest cominciava a farsi sentire, con le istanze liberali del suo ceto armatoriale. Il giovane imperatore Francesco Giuseppe decise di dare a quei sudditi ricchi e operosi ma inquieti un segno di moderazione e tolleranza, spedendo nel 1857 a governare il Lombardo-Veneto - al posto del vecchio, intelligente ma rigido maresciallo Radetzky - l'intraprendente e moderno arciduca Massimiliano, ammiraglio e innamorato di Trieste che elesse a sua dimora.

Dopo la fine della guerra franco-austriaca del 1859, il Lombardo-Veneto risultava mutilato di tutta la Lombardia tranne Mantova. Tanto valeva concentrarsi su Trieste, baricentro su cui convergevano i traffici dall'Italia nordorientale, dalla Germania, dall'Austria e dall'Ungheria. Un grande futuro europeo aspettava quel porto ventoso.

L'intraprendenza di Massimiliano era solo apparenza. Fratello minore di Francesco Giuseppe, era nato nel 1832 e la sua passione era il mare. Romantico e avventuroso, era stato giovanissimo pellegrino in Terrasanta riportandone un diario struggente.

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