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Questo articolo è stato pubblicato il 11 dicembre 2012 alle ore 08:12.
«Guardiamolo!», propose Greta.
«Meglio di no», disse Renee. Aveva una brutta cera. Tutti lanciarono involontariamente un'occhiata all'enorme televisore nero di Kromer, sistemato su un carrello insieme al videoregistratore. «Sono io», continuò Renee, «o i muri ci stanno venendo addosso?».
La forza di suggestione era tremenda. Kromer, per quanto desideroso di trovare un argomento su cui concordare con Renee, pensò bene di non dire che l'aveva notato anche lui. «Davvero, dovrei sbarazzarmi di un po' di 'sta roba…».
«Oppure potresti murare le finestre», propose Luna scherzando. «Come in un incubo gotico, come si intitola… Il Prigioniero della Rue Morgue?».
«Di Edgar Allan Porn!», strillò Greta.
Renee saltò dalla sedia un'altra volta, facendo rotta verso il centro della stanza, che si rimpiccioliva sempre più, cercando di evitare gli scaffali incombenti. Schizzò, piegata in due, verso il bagno di Kromer tentando uno sprint anti-vomito. Quasi ce la fece. La visione che aveva offerto in precedenza – il maiale, il cane – adesso apparve in primissimo piano, anche se Kromer provò una sensazione di profonda empatia. Lei lo spinse da parte, non prima che lui avesse goduto di un breve, delizioso contatto con la lunga, ondulata spina dorsale sfiorata dalle sue dita, e barcollando si diresse al water per completare l'opera. La particolare expertise di Kromer si rivelava essere, gli parve allora, qualcosa di peggio di una completa disfatta sul tabellone segnapunti dell'umanità. Era assolutamente tossica, in grado di suscitare il vomito di donne bellissime. Pensò con sollievo che, dato che stava in ginocchio, la posizione di Renee le avrebbe risparmiato la visione dei nastri Vhs impilati sullo sciacquone di ceramica. Kromer si dette da fare a ripulire i listelli del parquet con dei tovaglioli di carta appallottolati e con del detergente al limone, sperando di evitarle almeno la vergogna del suo fetido action painting. Kromer alzò gli occhi e vide Luna e Greta, insieme sul divano, che seguivano divertite le sue fatiche, mentre le dita tozze di Greta vagavano liberamente sulla coscia muscolosa di Luna. Alle sue spalle, la porta dell'appartamento sbatté. Il mistero che permane ha a che fare con quanto ti pareva di sapere prima che cominciassi a sapere qualcosa. O forse il mistero che permane ha a che fare con fino a che punto sei riuscito a essere stupido, mentre allo stesso tempo ti abbarbicavi all'evidenza che la tua stupidità sapeva cose che tu ignoravi. Kromer, tanto per fare un esempio, l'aveva soprannominata Invisibile Luna senza arrivare a capire che era lui, Kromer, che era invisibile a Luna. Lei era, adesso lo vedeva chiaro, una tormentata lesbica alle prime armi, innamorata della sua migliore amica. Eppure il Lesbismo Concettuale di Kromer era sfornito del radar per l'intercettazione degli omosessuali. Lui aveva confinato Luna in una porzione sfocata della sua periferia come difesa contro la consapevolezza di quanto poco significava per lei, ma anche per paura di rendersi conto del proprio limitatissimo ruolo: eccitante ma spaventevole, Kromer era in grado di mantenere Renee in uno stato di suscettibilità libidinosa, per quanto la prospettiva di un maschio fosse repellente. Così che Kromer e Luna si erano abbeverati alla stessa fonte, che poi aveva vomitato e si era data alla macchia. L'insensata reputazione di Kromer aveva ancora una volta trascinato le sue fragili speranze nella polvere. Quanto alle speranze di Luna, chi lo sapeva? Kromer era andato al di là della sua parte, o forse ce l'aveva portato il suo appartamento. Con ogni probabilità nessuno dei due aveva mai avuto una chance con Renee. Di tal fatta sono i doni indesiderati, non richiesti. I seni dell'Invisibile Luna, adesso in piena vista nel lucore dei lampioni che dalla strada filtrava dalle finestre della camera da letto di Kromer, erano dolcissimi da toccare. Kromer era stato abbandonato con loro mentre Luna si sottometteva ai gesti di Greta, giù sotto. L'aria era un misto di sudore e fumo e vomito, l'ora sconosciuta. La puntina sbatteva contro l'etichetta, arrivata di nuovo alla fine dei solchi. Andava tutto bene, tutto a posto, tutto ok, anche se Kromer aveva saltato la cena e aveva una fame da lupo. Per diverse ore si era alzato ripetutamente dal futon per cambiare disco, sapendo di essere il fattore inessenziale, senza mai avere la certezza di essere di nuovo accolto quando ritornava. Ma la prospettiva di un affaire esotico che ci si sarebbe ricordati per sempre, il seducente marchio d'infamia di una sofisticatezza che non si sarebbe mai del tutto cancellato, mantenevano quel posticino a disposizione di Kromer, fintanto che avesse capito che era meglio se non si toglieva i pantaloni. Adesso si sentiva troppo indolente per andare a cambiare il disco. Kromer, ancora una volta, era stato una specie di facilitatore, di concessionario. Si sarebbe benissimo potuto trovare al bancone del Sex Machines, dove la sua vita non era altro che un luogo in cui gli altri venivano a mettere alla prova la loro preparazione nei confronti di ciò che temevano fossero i loro desideri proibiti. Se ciò poi lasciava spazio sufficiente ai desideri di Kromer, era tutto da vedere. Allo stesso tempo, Kromer era quel tipo di cuore d'oro che avrebbe fatto del proprio meglio per evitare che Luna venisse mai a sapere qual era la variante di sesso a tre alla quale Greta voleva veramente partecipare. Nessuno avrebbe mai capito i piccoli particolari a cui lui era sensibile e che andavano a costituire quel tipo di smidollato alla Kromer.
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