Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 22 febbraio 2011 alle ore 16:26.

Infatti, dal momento che ora sono indubbiamente too big to fail, le nostre maggiori banche sono sempre più incentivate ad incrementare i propri livelli di debito rispetto al loro capitale. Un livello di indebitamento elevato aumenta i compensi in tempi positivi – dal momento che dirigenti e trader vengono pagati in base al loro return on equity. E in tempi difficili, ad esempio in caso di crisi, le perdite sono trasferite ai creditori. Se quelle perdite dei creditori aumenteranno e si diffonderanno indebolendo il più vasto sistema finanziario, la richiesta di salvataggio con denaro pubblico si farà più pressante. I banchieri si prendono il meglio e i contribuenti (e i lavoratori licenziati una volta interrotto il credito) si prendono il peggio.

Il settore finanziario americano impazzì con i prestiti ad alto rischio concessi ai mercati emergenti durante gli anni 70 – sostenendo che questa fosse la nuova frontiera. Il portafoglio dei prestiti scoppiò nella crisi debitoria del 1982. Ora sta nuovamente prendendo piede la stessa sconsiderata attività creditizia, rilanciata oltre-frontiera ed elogiata dai principali amministratori delegati del settore finanziario (come Jamie Dimon di JP Morgan Chase) – che hanno apparentemente persuaso Geithner a pensarla allo stesso modo.

In terzo luogo, Geithner ignora completamente ciò che ha messo in ginocchio varie parti d’Europa. Dovrebbe trascorrere più tempo con le autorità di Islanda, Irlanda o Svizzera, paesi dove la globalizzazione finanziaria ha permesso alle banche di surclassare il Pil nazionale.

In Islanda, le tre maggiori banche accumularono bilanci complessivi pari a 11-13 volte il Pil del paese. E poi collassarono.

In Irlanda, le tre principali banche crollarono a causa del settore immobiliare commerciale – finanziato da prestiti su larga scala concessi da altri paesi dell’Eurozona (inclusa la Germania). I politici si voltarono dall’altra parte – o furono licenziati, secondo alcuni – mentre queste banche erano esposte a passività che doppiavano il Pil irlandese. E poi collassarono, provocando gravi danni alla solvibilità stessa del governo.

In Svizzera, le due maggiori banche (UBS e Credit Suisse) contavano nell’autunno del 2008 un bilancio combinato che era circa 8 volte il Pil svizzero – per lo più sulla base delle loro attività globali. A londra i trader di mutui ipotecari – tra cui alcuni svizzeri – assunsero rischi enormi che fecero quasi crollare UBS. Il governo svizzero poteva però permettersi il salvataggio. E ora la Banca nazionale svizzera si sta muovendo esattamente nella direzione opposta a quella di Geithner – sta spingendo queste grandi banche a ridimensionarsi e a finanziare le proprie attività con il capitale e non con il debito.

Geithner è un funzionario pubblico, intelligente ed esperto. Le sue visioni relative al futuro della finanza incideranno su ciò che accadrà. È per questo che andremo incontro a dei problemi.

Simon Johnson, ex capo economista del Fmi, è co-fondatore di uno dei più importanti blog di economia, , docente del MIT Sloan e senior fellow del Peterson Institute for International Economics. Il suo libro, 13 Bankers, scritto con James Kwak, è ora disponibile in edizione economica.

Copyright: Project Syndicate, 2011.www.project-syndicate.orgPodcast di questo articolo in inglese:Traduzione di Simona Polverino

Shopping24

Dai nostri archivi