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Questo articolo è stato pubblicato il 30 luglio 2011 alle ore 17:19.
Gli Usa avrebbero potuto adempiere al proprio normale ruolo di direttore dell’orchestra economica internazionale, ma non l’hanno fatto, anche nel momento in cui l’Unione europea non è stata in grado di rispondere adeguatamente alle proprie crisi di solvibilità in lenta progressione. I burocrati del nord Europa continuano a offrire supporto con il contagocce. Altri sei mesi sono andati persi.
L’America deve affrontare problemi nel lungo e nel breve periodo: decadenza delle infrastrutture, debolezza dei sistemi di istruzione e disfunzione del sistema sanitario che produce risultati sotto-standard ad un costo che è due volte pari a quello registrato da qualsiasi altro paese industriale. Sciogliere uno di questi tre nodi contribuirebbe in maniera rilevante a risolvere lo squilibro generato dai finanziamenti nel lungo periodo tra le attuali aliquote fiscali e le promesse che sono state fatte dall’America sull’assicurazione sociale a lungo termine e che saranno presumibilmente mantenute dai fautori del dibattito sull’innalzamento del tetto al debito.
Ma il governo americano non se ne occuperà. Sei mesi che avrebbero potuto essere spesi incentivando il potenziale di crescita dell’economia americana nel lungo periodo mediante investimenti nelle infrastrutture, una riforma dell’istruzione e una revisione dei finanziamenti sul fronte sanitario, e quindi alleggerendo fortemente il deficit di lungo periodo dell’America e i dilemmi debitori in corso, sono andati persi.
Nel periodo precedente la Seconda Guerra mondiale, Winston Churchill, parlando al Parlamento, si lamentò degli anni mangiati dalle locuste – il periodo durante il quale si sarebbero potute intraprendere le azioni preparatorie per affrontare la grande crisi dell’epoca (l’ascesa del fascismo continentale), e che invece non furono intraprese. Nel secolo scorso – con la notevole eccezione della Grande Depressione – il sistema politico americano è stato notevolmente efficace nel prevedere le crisi prima che queste si verificassero, e nel porre almeno le fondamenta per poterle affrontare nel momento in cui si sarebbero manifestate.
Nel terzo millennio, però, questa abilità – o semplicemente questo periodo di fortuna – ha abbandonato gli Stati Uniti. A mio avviso il problema si potrebbe risolvere facilmente solo se ritornasse in scena il Partito repubblicano di Dwight D. Eisenhower (anche senza Richard Nixon e Joseph McCarthy).
Diventa sempre più evidente come il problema sia uno solo, non soltanto per gli Stati Uniti, ma anche per il resto del mondo. Dal 7 dicembre del 1941, il mondo si affida per lo più alla governance globale di una superpotenza sostanzialmente competente. Ma l’America potrebbe essere persa per sempre. Se così fosse, il mondo deve trovare altri istituzioni per la gestione globale, e deve farlo in fretta.
J. Bradford DeLong, ex vicesegretario al Tesoro americano, è professore di economia all’Università californiana di Berkeley e ricercatore associato al National Bureau for Economic Research.
Copyright: Project Syndicate, 2011.www.project-syndicate.orgTraduzione di Simona Polverino
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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