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Questo articolo è stato pubblicato il 07 febbraio 2012 alle ore 07:19.

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Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Olycom)Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Olycom)

PARIGI - L'Europa non riesce a chiudere il dossier greco, che sta alimentando nuovi timori sui mercati. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno quindi approfittato dell'ennesimo vertice, in occasione del 14° consiglio congiunto dei ministri dei due Paesi, per lanciare un ulteriore, pressante ultimatum alle autorità di Atene.

«La questione greca - ha dichiarato Sarkozy - è da risolvere una volta per tutte. Non siamo mai stati così vicini all'accordo con i creditori pubblici e privati. Un accordo che vogliamo e non immaginiamo neppure che possa non esserci. Sono stati messi in atto mezzi eccezionali e le autorità greche, Governo e partiti, devono rispettare scrupolosamente gli impegni presi. Non c'è alcuna alternativa». «Non ci sarà lo sblocco degli aiuti - ha aggiunto la Merkel - se non verranno accolte e messe in opera le richieste della troika».

Merkel e Sarkozy, oltre a ribadire che non c'è un piano B, cioè la possibile uscita di Atene dall'Eurozona, hanno fatto un altro passo nella direzione di un vero e proprio commissariamento della Grecia: «Siamo favorevoli - hanno detto entrambi - alla creazione di un conto bloccato sul quale depositare gli interessi del debito greco, in modo tale che ci sia la certezza del rimborso, che le scadenze vengano rispettate». Sarkozy ha anche indicato alla Grecia un modello, quello italiano: «L'esempio da seguire è quello di Monti e del lavoro notevole che sta facendo. I progressi dei nostri amici italiani sono spettacolari».

L'incontro franco-tedesco è servito inoltre per procedere lungo la strada della convergenza fiscale tra i due Paesi, in particolare per quanto riguarda le imprese. «L'obiettivo - ha spiegato Sarkozy - è quello di creare una zona di stabilità nel cuore dell'Europa. La Germania ha una tassazione con aliquote più basse ma che riguardano una base imponibile più ampia. È quello che contiamo di fare anche in Francia». Attualmente il livello di prelievo medio per le società francesi è del 34,4% rispetto al 29,8% oltre Reno. Anche in questo caso, insomma, Parigi ha deciso di copiare Berlino. Con una riforma che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2013.

Se Sarkozy sarà ancora all'Eliseo, cosa non impossibile ma tutt'altro che probabile. Nonostante l'appoggio, reiterato ancora ieri, della cancelliera.
In maniera a dire la verità alquanto imbarazzante, per la Merkel. Visto che ufficialmente Sarkozy non è ancora candidato alla propria successione. Situazione bizzarra, quella dell'ibrido e schizofrenico Sarkozy, che ormai è all'origine di continui siparietti ridicoli e un po' patetici.

Una delle sue ultime decisioni da presidente, che rimarrà in vita chiunque sarà il prossimo inquilino dell'Eliseo, è l'ormai famosa tassa sulle transazioni finanziarie, per ora solo francese, che verrà varata domani dal Consiglio dei ministri. Colpirà a partire dal 1° agosto, con un prelievo dello 0,1%, il trading "ad alta frequenza" (sostanzialmente quello automatizzato) e gli acquisti di Cds "nudi", cioè senza sottostante, e di azioni «di società la cui sede legale è in Francia e con una capitalizzazione superiore a 1 miliardo», circa un centinaio. La nuova tassa dovrebbe consentire, a regime, di incassare poco più di un miliardo all'anno (1,1 per l'esattezza) da destinare alla riduzione del deficit.

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