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Questo articolo è stato pubblicato il 07 maggio 2011 alle ore 14:53.
Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom
Il titolo però in Borsa non riesce a risalire dal livello di un euro. Gli azionisti non possono dirsi soddisfatti.
Bernabè. È un tema importante e delicato che va posto nella giusta prospettiva. Il settore è trattato in Borsa intorno a 4,5 volte l'Ebitda, a riflettere l'incertezza sul futuro e i titoli delle tlc sono valutati di fatto in base al dividend yield. In passato Telecom aveva benefici fiscali che consentivano di distribuire più utili agli azionisti. Prima, cioè, Telecom pagava più dividendi e meno tasse; oggi paga tasse normali e dividendi normali. Tutti gli indicatori puntano nella giusta direzione, farei un errore a deflettere da questa linea. Prima o poi il titolo si risolleverà.
I tassi d'interesse puntano verso l'alto. In che misura sarà impattato il debito di Telecom Italia?
Mangoni. L'impatto sarà comunque irrilevante. Per i due terzi il debito è a tasso fisso e la struttura finanziaria è improntata alla prudenza, con quasi 7 miliardi di liquidità in cassa. Un aumento dei tassi avrebbe piuttosto l'effetto di aumentare il rendimento della liquidità. Quanto al rifinanziamento del debito in scadenza, il nostro costo sta scendendo perché il debito sta diminuendo, mentre la cassa resta abbondante.
La trimestrale conferma che Telecom Italia soffre sul mercato domestico dove c'è una continua perdita di ricavi e quote di mercato. Come pensate di fermare l'emorragia?
Bernabè. In tutti paesi avanzati, la telefonia è un mercato ormai maturo dove il fatturato cala per effetto della diminuzione dei prezzi. La voce è sempre più una commodity, un bene di uso comune, e quindi le tariffe e i costi per l'utente devono necessariamente scendere. Non è una politica di rinuncia, ma anzi di attacco: perché per vendere e guadagnare un prodotto che diventa più povero occorre essere molto efficienti. Non possiamo pretendere che Telecom Italia faccia la Apple: le tlc vivono in quanto sono sistemi aperti.
Il concetto è chiaro: la torta in Italia, e altrove, non solo non cresce, ma anzi si riduce. Eppure anche in un mercato ormai "strasaturo", c'è chi acquista quote di mercato, a scapito di altri. Si pensi a Wind che aumenta ricavi e clienti. Quindi non è nemmeno vero che in Italia non si può crescere più...
Patuano. È vero che una parte di market share si è riallocata a favore di operatori come Wind. Ma bisogna fare un passo indietro. Quando fu introdotta la telefonia cellulare si giustificava un premium price sulla miglior qualità del servizio. Oggi avere un premium price sul mobile è anacronistico e non più difendibile: la telefonia mobile richiede un approccio "personale". Questo ha portato a una "commoditizzazione" del servizio. In tutta Europa, il traffico voce è calato del 18%, sono calati i prezzi. Se prendo il prezzo medio che applico oggi, lo sconto è dell'ordine del 30% rispetto a qualche anno fa. Perdere quote è un percorso, quindi, inevitabile. Tuttavia, sto aumentando il numero di clienti e l'indice di soddisfazione.
La riconoscibilità del brand Tim è al top: aveva un tasso di disaffezione tra i più alti e oggi, invece, è tra i più bassi e una capacità di acquisizione di nuovi clienti in linea con i competitor. Un percorso inevitabile. Adesso occorre tenere la barra dritta e sviluppare la banda larga mobile, dove torna il tema della qualità della rete, che è migliore di quella dei nostri concorrenti, perché abbiamo sempre investito molto: il premium price si sta spostando sulla banda larga mobile. Abbiamo dovuto fare un reset totale di business model, ma ora siamo tranquilli con questo modello in fase di esecuzione e rassicurati anche della constatazione che Telecom Italia è forte nella fascia di età dai 24 ai 35 anni, clienti che sono grandi utilizzatori di banca larga mobile.
Tornando alle considerazioni di scenario, se è vero che in Italia il mercato non ha margini di espansione, dobbiamo aspettarci un'ulteriore ondata di M&A? Si ridurrà il numero di operatori? Il pensiero va ad aziende come Tiscali o Aria, candidate a possibili aggregazioni... C'è ancora spazio per quattro operatori?
Patuano. Se guardo al resto del mondo, direi di no. Telecom Italia si guarda sempre intorno, ma al momento non ha dossier allo studio.
L'azionariato di Telecom Italia non è solo Telco: dall'assemblea sono emersi numerosi azionisti di minoranza che potrebbero addirittura essere maggioranza. C'è poi un socio, la Findim di Marco Fossati, che pur detenendo il 5% non ha consiglieri. Non sarebbe opportuno adeguare lo statuto e cambiare il voto di lista?
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