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Questo articolo è stato pubblicato il 26 novembre 2011 alle ore 09:33.

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Il commissario Ue Michel Barnier e il premier Mario MontiIl commissario Ue Michel Barnier e il premier Mario Monti

di Lina Palmerini
ROMA - Il 7 dicembre, questa sarebbe la deadline che Mario Monti si è dato per la presentazione di un pacchetto di misure che include una correzione dei conti per centrare il pareggio di bilancio più un'accelerazione sulle pensioni e infine liberalizzazioni, dismissioni e riforma del mercato del lavoro. Di certo ci sarà un decreto per la manovra - la cifra ieri oscillava oltre i 25 miliardi - che diventerà il perno da un lato dell'aggiustamento dei conti (con patrimoniale, più Iva e Ici) dall'altro per mettere risorse per la crescita con un allentamento della pressione sulle famiglie e sul lavoro/imprese. Dunque, non la prossima ma la settimana successiva sarà quella in cui il Governo varerà le misure illustrate al vertice con Merkel-Sarkozy. «Mi hanno dato piena fiducia», raccontava Monti ai suoi ministri e, poi, in un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi faceva scrivere che sia la Francia che la Germania sono «consapevoli che un nostro crollo porterebbe inevitabilmente alla fine dell'euro, provocando uno stallo del processo di integrazione europea dalle conseguenze imprevedibili».

Una frase scelta non a caso, proprio per sottolineare il legame inscindibile tra i Paesi europei e, dunque, la necessità di trovare soluzioni comuni e non solo a vantaggio di uno (la Germania). Ma Monti ribadisce - lo ha fatto anche con i Commissari Ue Barnier e Rehn - che l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 sarà centrato con un decreto - e alcuni disegni di legge - entro il 7 dicembre, data scelta non a caso visto che è proprio la vigilia del prossimo Consiglio europeo, quello in cui i mercati si aspettano uno scatto dai big dell'Unione alla luce di fatti che peggiorano perfino in casa tedesca (il flop dell'asta sui Bund) e francese (la tripla A che traballa).

Il premier ha avuto bisogno di tempi supplementari per il varo della manovra perché quello che ha in mente è, appunto, un pacchetto complessivo di misure. Vuole che l'effetto sui mercati e sull'Europa sia di una 'cura-shock' affinché si allenti la pressione sullo spread e sui rendimenti che all'asta di ieri sono volati all'8%. Di questo ha parlato al Consiglio dei ministri di ieri «identificando con chiarezza un programma di riforme strutturali equo ma incisivo da perseguire con il consenso delle parti sociali». Dunque, si annuncia una fase di dialogo sulla stretta pensionistica e sulla riforma del mercato del lavoro che sarà tarata sul modello-Ichino. Così come una fase di confronto si aprirà anche sulle liberalizzazioni, altro pacchetto ritenuto cruciale dal premier per stimolare la crescita. È questo il punto più dolente - forse più del debito - visto che ieri l'agenzia di rating Fitch ha messo l'Italia già in recessione.
Ed è in questa chiave che va letta un'altra parte del comunicato diffuso da Palazzo Chigi: «L'Italia ha dimostrato nel suo recente passato di aver compiuto progressi significativi in materia di consolidamento fiscale, mentre l'impegno a rendere tale consolidamento sostenibile sarà attuato in tempi rapidi con misure di impulso alla crescita».

Ed è su questo versante che Monti sta lavorando come testimoniano anche i suoi incontri, primo fra tutti quello con il Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio. Nella stessa giornata il premier ha avuto incontri ravvicinati con Michel Barnier, commissario europeo per il mercato interno e i servizi, e con il commissario per gli Affari economici Olli Rehn. «Le priorità fissate da Monti sono quelle giuste e le appoggio pienamente», diceva Rehn alla fine di due ore di colloquio in cui il tema cruciale è stato quello della crescita. È quello il tasto che il premier batte non solo per la cura italiana ma anche per quella europea, dove anche il Pil della Germania viene rivisto al ribasso. E del resto le critiche di Monti - quando era solo professore - a Giulio Tremonti - quando era ministro dell'Economia - erano tutte sulla debolezza o assenza delle misure per la crescita.

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