Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 14 marzo 2011 alle ore 15:53.

di Gianni Rusconi
Lo avevano detto subito sia gli analisti della banca d’affari Nomura che Yasuo Yamamoto, senior economist del Mizuho Research Institute di Tokyo: l’area più colpita dal sisma, a circa 300 chilometri a nord-est della capitale nipponica, è ricca di industrie chimiche, automobilistiche e tecnologiche che generano circa il 2% del Pil giapponese e il forzato blocco della produzione, che si aggiunge agli ingenti danni subiti, genererà impatti assai significativi sull’economia nazionale.
articoli correlati
- Twitter per le news, Skype per le chiamate - Ecco l'apocalisse nipponica vista dalle aziende hi-tech
- Funziona come un bollitore, ma è una centrale nucleare. Cosa è accaduto a Fukushima
- In Giappone «potrebbero esserci nuove Cernobyl», oltre 10mila morti - Reportage - Foto - Video
Il bilancio della tragedia abbattutasi sul Giappone rischia quindi di essere molto grave e non solo per l’entità del numero delle vittime o dei rischi legati allo stato critico di almeno una delle centrali nucleari interessate dal terremoto. In un paese devastato dalla forza della natura c’è al momento una sola cosa che sembra funzionare come se nulla fosse accaduto: Internet. Se le comunicazioni telefoniche, anche via cellulare (Ntt DoCoMo, Kddi e Softbank, i maggiori operatori, hanno reso noto che i loro servizi sono stati interrotti in diverse regioni), sono tuttora pressoché impossibili nell’area di Tokyo e sono a singhiozzo nelle aree lontane dalla metropoli, l’infrastruttura telematica ha retto. La dorsale sottomarina che collega il Giappone al resto del mondo ha subito solo lievi danni e solo una piccola porzione delle connessioni (a differenza di quanto avvenuto nel 2006 a Taiwan) è caduta in concomitanza del doppio colpo sferrato da terremoto e tsunami. È stato quindi proprio grazie alla Rete che la popolazione ha subito attivato la catena di messaggi in tempo reale per informare parenti e istituzioni sulla situazione di crisi seguita al sisma e via Twitter sono arrivati i primi messaggi di molti sviluppatori degli software impiegati nelle tante aziende che lavorano nell’industria dei videogame, una delle tante colpite dall’evento catastrofico di venerdi.
Il dopo terremoto: batterie, pannelli Lcd e memorie a rischio shortage
Nel 2010 il Giappone è stata una macchina capace di sviluppare il 13,9% del volume d’affari globale, circa 216 miliardi di dollari, della produzione di apparecchi di elettronica, compresi i computer e i dispositivi per la comunicazione. Una macchina capace di produrre, sempre l’anno passato, più di un quinto del business mondiale dei semiconduttori per un fatturato di oltre 63 miliardi di dollari e di generare il 16,5% delle revenue globali legate allo specifico comparto della consumer electronics. Questi sono i numeri resi noti oggi dalla società di ricerca IHS iSupply per inquadrare la catastrofe giapponese in chiave hi-tech. Lo stato dei danni è ovviamente ancora tutto da definire ma le prime indicazioni parlano di possibili problemi nella fornitura di batterie mentre minore sarebbe l’impatto sulla disponibilità di pannelli Lcd. Per le pile che alimentano computer e altri device elettronici non è da escludere un aumento sostanziale dei prezzi nei prossimi mesi visto e considerato che il maggiore produttore del settore, Sony, ha dovuto fermare sei sue fabbriche - una di queste ubicata nelle prefettura di Fukushima, dove opera la centrale nucleare in avaria - e il necessario stop prolungato di qualche settimana delle linee (dove si producono anche i dischi e i lettori Blu-ray) comporterebbe un evidente shortage di materiale. Una stima non ufficiosa parla di circa 8-10 milioni di batterie destinate a notebook, netbook e ovviamente anche tablet che verrebbero a mancare sul mercato.
Le aziende che producono semiconduttori
Le aziende che producono semiconduttori sembrano essere state solo parzialmente interessate dal sisma ma secondo gli esperti c’è il forte rischio che si possa interrompere presto la catena di approvvigionamento di alcune materie prime, con il conseguente blocco delle forniture di microchip (dal Giappone) per almeno le prossime due settimane. Le memorie Dram, il Paese del Sol Levante ne produce circa il 15% del fabbisogno mondiale, sono in tal senso una dei comparti direttamente coinvolti negli accadimenti di venerdi e a dover subire contrattempi di diversa entità sono stati anche gli impianti di Micron Technology ed Elpida, i due principali produttori (il primo americano) attivi sul suolo giapponese. Problemi sono accorsi anche alla mega fabbrica di Yokkaichi della joint venture San Disk-Toshiba, il principale fornitore al mondo di memorie Nand flash – il 40% della domanda del pianeta di questo componente è prodotto secondo i dati di Objective Analysis in Giappone - e ferme dovrebbero essere ancora le linee di produzione di Shin-Etsu Handotai, uno dei maggiori produttori di wafer al silicio (1,2 miliardi quelli sfornati nel 2010). La stessa Toshiba e anche Fujitsu hanno impianti dedicati a componenti per console di gioco e dispositivi digitali nella prefettura di Iwate, vicina all’epicentro del sisma. Tanto per dare un’idea delle possibili conseguenze per l’intera industria tecnologica, basti sapere che Apple è uno dei maggiori consumatori al mondo di memorie flash e ha siglato nel recente passato un contratto da 500 milioni di dollari proprio con Toshiba e buon per la casa della Mela che fra i suoi fornitori alternativi c’è anche una certa Samsung.
Se quello dei semiconduttori è sicuramente un settore che risentirà della crisi post terremoto, delle principali 300 aziende operative in questo campo a livello mondiale 39 hanno sede in Giappone, anche alla voce pannelli a cristalli liquidi (utilizzati nei televisori e nei monitor per pc) potrebbero evidenziarsi impatti non indifferenti. Il Giappone copre il 6,2% del giro d’affari mondiale (pari a oltre 86 miliardi di dollari) degli schermi Lcd di dimensioni superiori ai 10 pollici e il 14% della produzione globale di pannelli Lcd per le Tv con le illustre firme di Sharp (salva la sua fabbrica gioiello) e Sony. A rischio, secondo iSupply, c’è però tutto l’indotto delle aziende che producono i componenti di base degli schermi, e cioè lastre vetro, filtri colorati, polarizzatori, lampade fluorescenti e Led.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Permalink
Ultimi di sezione
-
APP AND ENTERTAINMENT
Ecco le migliori app per organizzare le vacanze last-minute
di Anna Volpicelli
-
nova24
Startup, la mappa delle regioni che hanno ricevuto più finanziamenti dal Fondo Pmi
di Luca Tremolada
-
TREND
Effetto Grecia anche su Google: vacanze e crisi sono il tormento degli italiani
-
Gadget
I Google Glass cambiano faccia: arriva la Enterprise Edition?
-
DIGITAL IMAGING
Fotografia: ecco le migliori app per i professionisti dell'immagine - Foto
di Alessio Lana
-
la app della discordia
UberPop sospeso anche in Francia. E ora in Europa è fronte comune











