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Questo articolo è stato pubblicato il 22 settembre 2012 alle ore 18:04.

Il vento ci salverà. Salverà, forse, l'Alcoa, per la quale si è fatta avanti anche la Kite-Gen Research di Chieri (Torino) per rilevare l'azienda e alimentare la sua insaziabile sete di energia con i generatori eolici ad alta quota simili ad aquiloni (kite). E salverà tutto il pianeta, se lo sfruttamento del suo potenziale energetico sarà implementato. Perché quello che si pensava – e cioè che non si potesse andare oltre un certo limite piuttosto angusto – era inesatto: tale limite, in realtà, potrebbe essere molto meno stringente. Ribaltano molti degli studi fatti fino a oggi le due ricerche uscite a pochi giorni di distanza, una su Pnas e l'altra su Nature Climate Change, incentrate sul numero massimo di pale eoliche installabili a livello planetario.
In effetti, il principale ostacolo a uno sfruttamento più intensivo dell'energia del vento è sempre stato il timore, suffragato da calcoli meno precisi di quelli attuali, che l'installazione di troppe turbine avrebbe finito con lo sconvolgere la circolazione dei venti, apportando danni al clima e rendendo nulla l'installazione di ulteriori generatori eolici. Ma a quanto pare la situazione reale è diversa, e il numero delle turbine ancora potenzialmente installabili è enorme.
Nella prima simulazione Mark Jacobson, docente di Ingegneria civile e ambientale dell'Università di Stanford, e Christina Archer, docente di Geografia e oceanografia dell'Università del Delaware, hanno applicato alle previsioni un modello chiamato Gator-Gcmom, che li ha portati a concludere che se fossero installate tutte le pale possibili, nel 2030 si potrebbero avere ogni anno 250 terawatt di energia, cioè un quantitativo molto più grande del fabbisogno terrestre, stimato in 11,5 terawatt. Naturalmente ciò potrebbe realizzarsi solo se non ci fossero ostacoli di alcun tipo, e cioè se nessun Paese ponesse limiti paesaggistici, legali o di qualunque altro genere all'installazione, sulle sue terre e al largo delle sue coste, di nuovi impianti. Ma anche facendo i calcoli con una situazione più realistica, i due esperti affermano che se fossero messi in funzione, sparsi in tutto il globo, 4 milioni di nuove turbine da 5 megawatt alte 100 metri, si avrebbe una produzione di energia pari a 7,5 terawatt, cioè più della metà di quella necessaria. Se le stesse fossero messe solo in terre disabitate e ventose come i deserti del Gobi e del Sahara, la produzione raggiungerebbe facilmente gli 80 megawatt, cioè sette volte quella richiesta, mentre se fossero messe in quota, la terra potrebbe contare su ulteriori 380 terawatt.
Dello stesso segno, anche se decisamente più grandi, i numeri proposti da Kate Marvel del Livermore National Laboratory, coordinatrice del secondo studio. Secondo quanto previsto dai ricercatori californiani, infatti, a fronte di una richiesta che già oggi arriva a 18 megawatt, le pale potrebbero fornire fino a 400 terawatt sfruttando i venti più bassi, e fino 1.800 ricorrendo a quelli in quota. Le conseguenze sul clima sarebbero stimabili in un aumento della temperatura di 0,1°C e in una diminuzione delle piogge dell'1 per cento. In altri termini, secondo Marvel, «si dovrebbe pagare un prezzo, ma sarebbe immensamente più basso di quello che paghiamo oggi ai combustibili fossili e agli impianti nucleari».
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