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Questo articolo è stato pubblicato il 08 aprile 2011 alle ore 14:05.
![Gianni Zonin (Imagoeconomica)](http://i.res.24o.it/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Dossier/Economia/agricoltura/zonin-gianni-imago-258.jpg?uuid=296f43d6-61d7-11e0-9d6d-0d16dee5401c)
La globalizzazione del vino segue quella dell'economia. «I volumi si fanno ancora sui mercati tradizionali – osserva Gianni Zonin, 72 anni, presidente della Casa vinicola Zonin di Gambellara, nel Vicentino – ma il mondo è diventato piccolo è bisogna essere dappertutto. Il nostro vino è anche sulle tavole di 12 paesi africani, compresi Sudafrica, Kenia, Madagascar e Mauritius. Non si esporta tanto, ma lì dove ci sono turisti occidentali vanno intercettati e fidelizzati».
Il vinicolo italiano o esporta o rischia di morire. Qual è il giusto livello?
Elevato: tre quattro anni fa esportavamo il 35%, oggi siamo al 60 e ora puntiamo al 70%. Esportiamo in ben 101 mercati.
I dati sull'export dicono che la ripresa negli Usa è avviata anche per il vino.
Lo confermo: negli Usa abbiamo due aziende, una di produzione, la Barboursville in Virginia, e una di distribuzione. Abbiamo anche un ristorante, sempre a Barboursville, e un altro, con l'insegna Gustavo, che apriremo a New York il prossimo 1° maggio.
Rimangono i mercati lontani, quelli che crescono di più ma su cui bisogna investire: un problema per un settore polverizzato come il nostro.
Abbiamo vigneti piccolissimi e aziende piccolissime. Certo che si fa fatica a penetrare i mercati lontani: non c'è massa critica. Bisogna invece aggregarsi o solo consorziarsi e poi tentare la fusione. Pensi che invece in Australia le prime tre aziende controllano il 70% del mercato nazionale.
In Italia è crisi: calano ancora i consumi, anche se cresce il segmento alto di mercato.
Il fenomeno purtroppo è di lungo periodo. Ma è anche vero che il consumatore è diventato più attento: snobba i vini di moda e premia quelli con un miglior rapporto prezzo-qualità. Senza trascurare la sicurezza: non necessariamente un prodotto costoso è più sicuro, ma eviterei anche un primo prezzo.
Dal rapporto Mediobanca sul vinicolo emerge che nelle aziende è aumentato il costo del lavoro e ora sono meno competitive. Le risulta?
Negli ultimi anni si sono sommati due fenomeni negativi: il calo della domanda e il taglio dei prezzi, praticato da molte aziende, nell'intento di mantenere i volumi. Questo spiega il calo dei profitti.
Nel vostro bilancio 2009 avete aumentato i ricavi ma è calato il Mol del 20% a quattro milioni. É la conferma del trend Mediobanca?
Non abbiamo tagliato i prezzi: abbiamo preferito mantenere le posizioni e mi pare di non aver sbagliato. Nel 2010 siamo andati meglio: i ricavi sono saliti da 91 a 107 milioni e continuiamo a migliorare anche nel 2011.
Quali sono i vini italiani oggi più richiesti?
Tra i bianchi il Pinot grigio continua ad andare bene. Ma vedo in rapida ascesa il Vermentino e il Fiano di Puglia del Salento. Inoltre il Sauvignon blanc sta avendo performance straordinarie.
E tra i rossi?
Bene il Nero d'Avola, tiene bene il Sangiovese. Bene anche il Refosco del Friuli e la Bonarda dell'Oltrepo. E poi da noi va forte l'Amarone.
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