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Questo articolo è stato pubblicato il 27 aprile 2012 alle ore 12:32.

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A Palermo una poltrona per undici aspiranti (Space24)A Palermo una poltrona per undici aspiranti (Space24)

Un migliaio di candidati tra consiglio comunale e circoscrizioni, quasi uno ogni 300 aventi diritto al voto. E 11 candidati alla poltrona di sindaco, occupata per un decennio da Diego Cammarata, esponente del Pdl che si è dimesso qualche mese fa in anticipo. Non si era mai vista una tale frammentazione politica a Palermo, almeno nella cosiddetta Seconda Repubblica.

Sono cinque i candidati che, tranne sorprese dell'ultimo minuto, si contendono il passaggio al secondo turno: sembra difficile che qualcuno possa farcela al primo turno. Tra tutti i candidati il più noto è senza dubbio il portavoce nazionale di Italia dei valori Leoluca Orlando il quale, dopo aver sostenuto Rita Borsellino uscita sconfitta dalle primarie del centrosinistra, ha deciso di correre contestando il risultato della competizione di coalizione per stabilire il candidato. Orlando, sostenuto dal proprio partito e da altri pezzi della sinistra, ha puntato tutto sulla sua storia politica e sulla notorietà che negli anni ha acquisito in città dove per tutti è stato ‘u sinnicu (il sindaco).

Orlando, il sindaco della Primavera di Palermo, protagonista di una stagione di battaglie antimafia, primo cittadino negli anni Novanta, ha improntato la campagna elettorale puntando su uno slogan inequivocabile: «Orlando il sindaco lo sa fare». Dato curioso: con Leoluca Orlando si è schierato apertamente Francesco Musotto, ex esponente di Forza Italia, già presidente della provincia di Palermo, a suo tempo candidato a sindaco contro Diego Cammarata, processato e assolto per concorso esterno in associazione mafiosa, oggi capogruppo del Movimento per le autonomie (il partito del presidente della Regione Raffaele Lombardo) all'Assemblea regionale siciliana.

A sinistra il suo diretto concorrente è il giovane Fabrizio Ferrandelli (ex capogruppo di Italia dei valori in Consiglio comunale), vincitore delle primarie, è sostenuto dal Pd (persino il segretario nazionale Pierluigi Bersani che era sceso in campo a favore di Rita Borsellino sarà a Palermo per sostenerlo e prima di lui erano venuti massimo D'Alema ed Enrico Letta), da un cartello di associazioni di volontariato cittadine e ufficialmente dalla Sinistra vendoliana. Secondo alcune previsioni non si sa quanto fondate su dati reali potrebbero essere i due candidati del centrosinistra a spuntarla per il secondo turno: ci si verrebbe a trovare in uno scontro tra le due anime della sinistra.

Al centro troviamo Marianna Caronia, candidata del Pid dell'ex ministro Saverio Romano in cui si riconosce tutta l'area ex cuffariana e di altri partiti che in campagna elettorale ha dovuto sciogliere il nodo antimafia: uno degli esponenti politici arrestati nell'ambito dell'operazione sull'infiltrazione di cosa nostra al comune di Misilmeri era candidato in una delle liste che sostengono la Caronia, deputato regionale e figlia di Giuseppe, segretario generale della Uil trasporti (lei stessa viene dal sindacato ed è stata dipendente di Tirrenia). Lei si dice sicura che ce la farà ad andare al ballottaggio a danno degli altri due candidati dell'area di centrodestra: Alessandro Aricò e Massimo Costa. Il primo, avvocato, esponente di Futuro e libertà e deputato regionale, e sostenuto dal suo partito e dal Movimento per le autonomie (oltre ovviamente ad altre liste civiche): Aricò ha puntato tutto sul rinnovamento. Al suo fianco sono scesi anche due assessori "tecnici" del governo regionale: il titolare dell'Economia Gaetano Armao e quello della Sanità, l'ex magistrato Massimo Russo i quali hanno messo in campo una lista a sostegno del candidato.
L'ex presidente del Coni regionale Massimo Costa, che in un primo momento doveva essere il candidato de Terzo polo, alla fine è finito tra le braccia del Pdl, di Grande Sud (il partito di Gianfranco Micciché) con la benedizione di Pierferdinando Casini e dell'Udc: considerato amico del presidente dell'Assemblea regionale Francesco Cascio, Costa ha evitato a quest'ultimo una campagna elettorale in salita considerato che i palermitani attribuiscono al Pdl (e soprattutto all'ex sindaco Diego Cammarata) la responsabilità delle molte sventure della città. Vedremo come andrà a finire, considerato che è previsto il voto disgiunto: chi sceglie il sindaco può decidere di dare il consenso per il consiglio comunale anche a un esponente di un a lista opposta. L'alleanza che sostiene il governo regionale si è presentata in ordine sparso e non sempre coesa nelle alleanze locali, ma questo rappresenta un test politico importante, soprattutto per il presidente della Regione Raffaele Lombardo su cui pesa l'imputazione coatta a Catania da parte del Gip con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa: lui ha ribadito che lascerà l'incarico un minuto prima che arrivi il rinvio a giudizio. A Palermo poi per la prima volta votano per il governo cittadino i giovani nati nell'anno delle stragi mafiose. Mentre il tema non sembra appassionare molto i candidati: è comparso solo marginalmente nei dibattiti e nelle dichiarazioni pubbliche. Quasi che la mafia non contasse più nulla o non ci fosse più mentre appare chiaro che il peso delle famiglie è ancora forte, come ha più volte ribadito il capo della Procura antimafia Francesco Messineo.

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