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Questo articolo è stato pubblicato il 04 maggio 2012 alle ore 13:46.

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Negli ultimi venti anni è successo spesso che il risultato di elezioni amministrative abbia influenzato il corso della politica nazionale. Forse è per questo che le elezioni del 6-7 maggio alimentano tante aspettative. Molti osservatori pensano che dopo questo voto nulla sarà come prima. L'opinione più diffusa è che si riuscirà a capire qualcosa di più di quello che dicono i sondaggi sui rapporti di forza tra partiti e tra i tre poli. Forse sarà così, ma in ogni caso non sarà facile decifrarne il risultato. Qui proponiamo tre criteri per farlo, considerando i 26 comuni capoluogo di provincia più Carrara. Il primo criterio è il conteggio dei comuni vinti o persi da centro-sinistra e centro-destra. Adesso le amministrazioni uscenti sono 17 di centro-destra e 10 di centro-sinistra. È molto probabile che non sarà così la sera di lunedì. Il centro-destra è in difficoltà ma la dimensione della probabile sconfitta peserà sulla valutazione finale dell'esito di queste elezioni.

Un altro criterio sarà legato alla riconferma o meno dei sindaci uscenti che si ricandidano (gli incumbents). In questo caso sarà interessante vedere cosa succederà nei comuni del Nord dove Pdl e Lega si presentano divisi (ad eccezione di Gorizia). La Lega ha due incumbents: Mariani a Monza e Tosi a Verona. Per Tosi non ci sono problemi, potrebbe vincere al primo turno. Per Mariani la strada è tutta in salita. Come lo è d'altronde per gli incumbents Pdl: Galvagno a Asti e Prade a Belluno, oltre che Romoli a Gorizia che però ha l'appoggio di tutti i partiti del centro-destra, compresa l'Udc. Anche a Lucca Favilla, sindaco uscente Pdl, dovrà fronteggiare un candidato leghista.

In tutti questi casi la eventuale sconfitta di un incumbent di centro-destra precedentemente sostenuto dai due maggiori partiti di questo schieramento sarebbe particolarmente lacerante. Per questo sarà indicativo vedere se Pdl e Lega si metteranno d'accordo tra il primo e il secondo turno per sostenere il candidato che andrà al ballottaggio contro il candidato di centro-sinistra. Oggi sembra poco probabile vista la distanza che li separa ma il sistema elettorale maggioritario a due turni presenta il vantaggio considerevole di mettere gli elettori e i militanti di entrambi i partiti davanti al fatto che dividersi vuol dire perdere. E questo processo di apprendimento potrebbe innescare una ricucitura le cui implicazioni andrebbero ben al di là della politica locale.

L'ultimo criterio di valutazione (il più complicato) sono le percentuali di voto ai vari partiti e ai poli. Non sarà facile arrivare a un giudizio su questo punto. Con tutte le liste presenti in queste elezioni qualunque conclusione lascerà spazio a divergenze. Per limitare la discrezionalità occorre un punto di partenza. Nella tabella abbiamo calcolato i voti ottenuti dai partiti e dagli schieramenti nei 21 comuni (20 capoluogo più Carrara) dove si è votato nelle elezioni regionali del 2010. La stessa cosa abbiamo fatto per i 131 comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti in cui vige lo stesso sistema elettorale. In questo secondo insieme di comuni, il Pdl è in netto vantaggio sul Pd, 33,2% contro 26,8 per cento. Quanto al Movimento 5 Stelle, una delle grandi incognite di queste elezioni, in entrambi i gruppi dei comuni è molto basso, restando in entrambi i casi sotto il 2 per cento. Sono calcoli approssimati, ma danno un'idea di come stavano le cose due anni fa. Pdl e Lega erano all'apice del loro ciclo elettorale, oggi la situazione è completamente diversa e la risposta degli elettori non sarà la stessa. Qualunque essa sia non resterà senza conseguenze.

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