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Questo articolo è stato pubblicato il 14 aprile 2013 alle ore 15:31.

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Alcuni numeri per iniziare. 1,5 miliardi: le visualizzazioni su YouTube del brano «Gangnam Style» interpretato dal rapper Psy. Oppure 350 milioni: le immagini condivise ogni giorno su Facebook. E ancora 2,5 milioni: i domini ".it" di internet. Sono cifre che su Numbeez diventano appunti presi con la facilità di una fotografia appena scattata. È un social network dove gli iscritti costruiscono narrazioni attraverso i numeri incontrati durante l'esplorazione del web, tra le pagine dei quotidiani online oppure nei blog. La procedura è semplice.

Con un quadratino colorato copiano la cifra su Numbeez e nel tempo assemblano una bacheca. Non devono essere connessi a internet: possono scegliere di immettere anche i metri percorsi durante una corsa al parco. Inoltre ricevono aggiornamenti di eventuali variazioni, come ad esempio un aumento delle visualizzazioni su YouTube. Numbeez è una startup che rivela sentieri originali di storytelling emersi dai numeri. E contribuisce alla diffusione della data literacy. Ma altre applicazioni software sono strumenti utili per affrontare il sovraccarico informativo dei flussi quotidiani di dati.

Da poco l'Economist ha varato il suo tradizionale «World in figures» trasformato in un'app. Confronta una selezione di statistiche dal mondo attraverso visualizzazioni come mappe e diagrammi a barre. Ricorda che in Italia la speranza di vita alla nascita è di 82 anni per uomini e donne. Il Giappone resta al primo posto con 83,7 anni. Sono concentrati in Africa quasi tutti gli Stati dove, invece, è più breve: la Sierra Leone occupa l'ultimo gradino nella classifica con 48,2 anni. Occorrono pochi numeri per descrivere la distanza tra il benessere e l'infelicità. Quello di Wolfram Alpha, invece, è un viaggio nella scienza attraverso un'enciclopedia con un motore di ricerca semantico che indica itinerari sorprendenti. Alla rappresentazione grafica di relazioni matematiche complesse affianca confronti tra i Pink Floyd e i Rolling Stones. L'espansione dell'internet delle cose partecipa all'ampliamento della data literacy: grazie ai gadget hi-tech le applicazioni software destinate al quantified self monitorano attività fisiche come il jogging.

Inoltre conquistano terreno alcune community un tempo di nicchia dove i dati sono al centro delle discussioni. Negli spazi di Stack Overflow gli sviluppatori software chiedono consigli e ricevono un supporto in modo gratuito: hanno costruito un archivio con 9 milioni di risposte. A fondare la comunità online sono stati Jeff Atwood e Joel Spolsky. Che in poco tempo hanno moltiplicato i gruppi tematici fino a costruire il network di Stack Exchange. Nelle pagine di Mathematics, ad esempio, durante una giornata fioccano in poche ore domande e risposte su equazioni, funzioni, insiemi: possono alimentare lunghi dialoghi dove gli appassionati scambiano le loro opinioni. Sono piattaforme che hanno riunito una coda lunga globale di comunità e disseminano le loro conoscenze in uno spazio pubblico su internet in modo da renderle accessibili.

Anche in Italia i dati entrano nelle conversazioni delle persone online. La lente analitica di Topsy rivela che negli ultimi mesi sono più frequenti le citazioni delle parole «dati» e «statistiche» all'interno dei messaggi condivisi su Twitter. Nel territorio si moltiplicano le community di data journalist. E gli open data rilasciati da aziende, pubblica amministrazione e Istat arricchiscono un patrimonio diffuso di saperi ricostruito attraverso applicazioni software per dispositivi mobili, come dimostrano le esperienze degli archivi di dati aperti in sette Regioni italiane.

I big data accelerano l'esigenza di ampliare i confini della data literacy. Secondo McKinsey le informazioni aumenteranno nel mondo al ritmo del 40% l'anno. È un salto in avanti che alimenta la richiesta di data scientist e offre opportunità lavorative ai laureati in discipline scientifiche. Nathaniel Silver è uno statistico e un blogger: ha anticipato i risultati elettorali di 49 Stati su 50 durante l'ultima corsa per la Casa Bianca. Il suo blog FiveThirtyEight, denso di numeri, ha richiamato un quinto dei lettori approdati sulle pagine online del New York Times prima che venissero resi noti gli esiti ufficiali delle urne. Ha scritto un libro, «The signal and the noise», dove spiega il «prediction paradox» dei big data: l'umiltà nell'elaborazione e nel racconto delle previsioni contribuisce al successo nelle decisioni.

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