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Semifinale Germania-Spagna.Le pagelle

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Questo articolo è stato pubblicato il 08 luglio 2010 alle ore 08:21.

Neuer 7
Se la Germania non subisce un passivo più pesante, lo deve al suo giovane portiere che per due volte salva la porta dimostrando tra l’altro un notevole senso della posizione. Un eccellente campionato del mondo che lo ha imposto all’attenzione generale. Solo alcune distrazioni, come contro l’Inghilterra, ma è giustificato dalla carta d’identità.

Lahm 5 1/2
Dell’incursore che semina il panico nella difesa avversaria, s’è persa traccia. Poche le proiezioni in avanti, in sintonia con una squadra che ha quasi sempre subìto il gioco avversario. In più Pedro e Villa hanno provveduto, a turno, a tenerlo in posizione prudente. Nessun errore decisivo, ma si perde.

Mertesacker 5 1/2
Grande dedizione e impegno in un’area affollata, anche se c’è una sua corresponsabilità nel gol e nello spazio concesso a Pujol. Nel finale è sempre in avanti, con generosità, ma senza sortire effetto alcuno. Che nostalgia per gli svagati argentini!

Friedrich 5
Fallisce la partita che vale una vita calcistica, dopo un campionato giocato a ottimo livello. Troppi errori di disimpegno che palesano piedi tecnicamente poco attrezzati. E’ bravo all’89° a salvare su Torres e a impedire il raddoppio spagnolo. Non si discute l’applicazione, ma non basta se di fronte c’è la Spagna.

Boateng 5
 Lento, macchinoso, in palese imbarazzo contro Pedro, troppo agile per la sua mole poderosa e bravo ad anticiparlo. Il lavoro di contenimento gli ha impedito le abituali incursioni. Sostituito al 52° da

 Jansen 6
Meglio del collega, più propositivo e più pericolo nelle incursioni del finale. E’ dal suo piede che partono alcune delle azioni più pericolose dei tedeschi e dalle sue possenti rimesse in fallo laterale. Peccato che i compagni in avanti fossero già in riserva pochi minuti dopo il suo ingresso.

 

Khedira 5
Un’altra delusione. Doveva essere con Schweinsteiger l’altro perno del centrocampo, ma si è visto poco, sempre in difficoltà e stretto nella morsa del centrocampo spagnolo, talvolta stucchevole in quei continui tocchi, ma che ha il potere di travolgerti in una girandola di passaggi e di non farti capire nulla. Dall’81° Mario Gomez (s.v.)

 

Schweinsteiger 6 1/2
Schiuma rabbia il capitano, dopo il gol di Pujol vorrebbe mangiarsi i suoi colleghi come la Wiener con i crauti, ma dovrebbe divorare anche se stesso. Pare l’immagine dello sconcerto: ma come si fa a far saltare in solitudine quel satanasso di Pujol, noi che siamo alti alcune spanne in più degli spagnoli?  L’eroe della partita contro l’Argentina è l’ultimo ad arrendersi, votato con grande sacrificio a un incontro di contenimento fino a un quarto d’ora dalla fine quando si getta nel disperato e vano assalto finale. Se contro Messi e compagni aveva trovato praterie a centrocampo e quindi aveva dettato il gioco a piacimento, contro la Spagna s’è trovato di fronte la ragnatela dei palleggiatori che gli hanno impedito di proporre schemi. Piuttosto era lui a ricorrere ora l’uno ora l’altro. Comunque giù il cappello, per lo straordinario mondiale e la sua indomita volontà.

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Tags Correlati: Alonso Xabi | Boateng | Busquets | Capdevila | David Silva | Gerdt Muller | Herr Jochem | Marchena | Mario Gomez | Pujol | Sergio Ramos | Spagna (squadra) | Sport | Uruguay (squadra) | Villa | Wiener Philharmoniker

 

 

Trochowski 5 1/2
Muller, Muller, dove sei? Il lamento dei tifosi tedeschi è comprensibile e ora si pensa a quel maledetto e banale cartellino giallo che gli ha provocato l’espulsione proprio alla fine di una partita già vinta contro l’Argentina. L’assenza del bomber si è fatta sentire e il polacco di Germania, dopo una buona partenza e un gran tiro nel primo tempo respinto da Casillas, si è spento nella ripresa. Una partita onesta, ma ci voleva ben altro nella semifinale mondiale.

 

Ozil 5 1/2
Non raggiunge la sufficienza anche se si sveglia nel finale e dà il meglio di sé. Ma a un ragazzo della sua classe, è lecito, anzi doveroso chiedere di più. Ha trascorso quasi da spettatore i primi 40 minuti, sbagliando anche alcuni appoggi elementari. Ha sentito l’assenza di un partner di rango qual è Muller e s’è perso. Anche per lui valgono i complimenti per il mondiale disputato. Perdere contro la grande Spagna non è certo un disonore.

 

Podolski 5
Un altro dei suonatori della bella orchestra tedesca che stasera ha steccato. Giocando quale esterno sinistro di centrocampo si fa irretire dal ricamo iberico. Sbaglia qualche passaggio di troppo, anche se alla fine cerca di rendersi pericoloso.

 

Klose 5
Gli resta ancora una partita per superare il record di Gerdt Muller delle 14 reti segnate in campionati del mondo. Non c’è traccia del suo proverbiale fiuto per il gol anche perché la ferrea difesa spagnola provvede a nascondere con abilità il pallone e a marcarlo senza commettere alcun errore.

Low 5
Della squadra compatta, capace di coprire ogni zona del campo e partire in contropiede restano esili tracce. Herr Jochem ha proposto sul campo una compagine troppo timida, quasi impaurita e quella che poteva passare per una tattica attendista (lasciare che gli spagnoli perdessero fiato e forze con il possesso palla per poi colpirli in contropiede)  si è rivelata nei fatti una rinuncia. Molti, troppi gli errori in contropiede. Solo dopo il gol subìto, ha cercato di cambiare le carte in tavola. A sua giustificazione l’impressione di una squadra che ha smarrito nel momento più bello il brio e il piacere di giocare. Bastava vedere in faccia i giovanotti di Low per capire che era rimasto poco da spendere. Il voto all’allenatore vale dunque solo per questa, sia pure fondamentale partita. Resta tuttavia negli occhi la bella Germania dei ragazzini spavaldi, messi in campo con sapienza. A parte l’insufficienza ultima, Low merita l’applauso. Il suo resta il gruppo rivelazione. Ne sentiremo riparlare. Fosse il povero Prandelli nelle sue condizioni!

Spagna

Casillas 7 1/2
Sempre sicuro, sempre pronto quando viene chiamato in causa, sempre sicuro nelle uscite non facili con respinta di pugno nel mucchio. Che sia uno dei più grandi portieri del mondo non lo scopriamo certo noi. Credo che nessuno debba dimenticare il rigore parato contro l’Uruguay.

Sergio Ramos 7
Prova e riprova, prova  e riprova, un pendolo senza soste perché è dal suo lato che la Spagna conduce la maggioranza degli attacchi. A volte si perde, cerca il dribbling di troppo, ma a lungo andare è un demolitore che colpisce ai fianchi le difese avversarie.

Piqué 8
Il centrale del Barcellona gioca la più bella partita del suo mondiale. Dalle sue parti non si passa, anche se ti chiami Klose. Non c’è pallone che arrivi in area che non venga intercettato. Quando non gli riesce perché dovrebbe avere un collo da cigno, ci pensa il collega Pujol. Due mostri d’area.

Puyol 9
Un voto in più del collega di difesa perché segna il gol della vita, il terzo, ma certo il più importante nella sua carriera nella nazionale iberica. Uno stacco e un’entrata perfetti, da giocatore di pallacanestro. Per il resto è la fotocopia del collega Piquè. Bracca gli avversari senza tregua e non concede nulla. Perfetta anche l’intesa con i colleghi di reparto nel fuorigioco che gli spagnoli applicano sino al limitare del centrocampo, con coraggio.

Capdevila 7
Non avrà i piedi di velluto dei suoi compagni, ma in compenso non molla mai e alla distanza viene fuori la sua grande fisicità e la capacità di proporsi.

Busquets 7
Attento, come tutti i colleghi del reparto arretrato. Dalle sue parti non si passa.

Xavi 71/2
Il motore a tre tempi del centrocampo spagnolo (Iniesta e Xabi Alonso gli altri due) gira con la consueta precisione. Detta i tempi, recupera e ridetta. Colpisce soprattutto l’assoluta padronanza del controllo di palla e quando stai per maledirlo per quei continui cambi di fronte, quello s’inventa il passaggio filtrante e sono guai per gli avversari

Xabi Alonso 7
Si vede che non è al meglio per via delle troppe botte ricevute nei precedenti incontri, ma non molla mai. Se i due colleghi del Barca sono i metronomi, lui è il frangiflutti. Recupera palloni che poi propone agli avanti. Pericoloso con due gran tiri da fuori area. Al 93° entra Marchena (s.v.)

Iniesta 7
Meno preciso del solito il pallido principe del centrocampo, ma il suo genio è tale che anche quando non brilla offre un contributo d’alta qualità. Che si offra un cd a tutti gli allenatori delle giovanili italiane e si faccia vedere come si muove, come si smarca, come si inserisce e come tocca la palla un minuscolo quanto immenso giocatore

Villa 7
D’accordo, non la mette dentro, pochi minuti dopo il fischio d’inizio sbaglia una buona occasione e soprattutto nel primo tempo soffre la ragnatela della difesa tedesca. Ma il suo contributo non manca e tiene in costante apprensione l’intero reparto arretrato. Va guardato a vista, in ogni istante, eppure non basta. Tira da posizioni impossibili. Da notare un attimo prima d’uscire per lasciare il posto a Torres (s.v.) un inseguimento ai difensori che si scambiavano la palla da un alto all’altro del campo. Si è campioni anche per quanto si dà in campo. E lui dà tutto.

Pedro 8 1/2
Se non fosse per il gol che si è divorato alla fine per puro egoismo, gli attribuiremmo la palma del migliore in campo con il collega Pujol. Il dilemma Torres sì, Torres no, alla fine è risolto con coerenza e coraggio da De Bosque (vedi sotto) che mette in campo la giovane stella del Barcellona che manda in tilt l’intero reparto arretrato tedesco. Sempre attivo, sempre propositivo, salta l’uomo in ogni circostanza. Incontenibile. Esce stremato sostituito all’82° da David Silva (s.v.)

Del Bosque 8
Questo signore baffuto, dai modi per bene, che fatica a esternare emozioni, fa di mestiere l’allenatore di campioni. Accade così che quando tutto va bene gli dicono: è naturale, con i campioni che ti ritrovi. Ma se le cose non vanno per il verso giusto, capita una partita ogni venti, viene criticato come un grigio e anonimo accompagnatore che non sa disporre in campo i suoi assi. Ma chi mastica calcio sa bene quanto sia difficile fare di un gruppo di campioni un’orchestra. E Del Bosque è un buon direttore, non una bacchetta che vuole imporsi sui solisti, ma un direttore nel senso vero del termine. I suoi campioni li conosce, non li snatura, sa bene che nessuno potrebbe dire a Iniesta e Xavi di non tessere ragnatele sul campo. Lui governa con mano saggia, anche se è l’anti protagonista per eccellenza. Ma alla fine è con lui che la Spagna si conquista la prima finale mondiale della sua storia.

Kassai (Ungheria) 6
Nelle circostanze che contano non sbaglia il giudizio. Lascia giocare molto, talvolta troppo, ma mostra coerenza di valutazione. Gli errori di segnalazione dei fuorigioco dipendono più dai suoi  collaboratori.

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