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Questo articolo è stato pubblicato il 23 maggio 2013 alle ore 13:20.

Ciò che manca è il tempo, bruciato nelle parole spese vanamente, perché il nord è sull'orlo di un baratro economico che trascinerebbe tutto il nostro paese indietro di mezzo secolo, escludendolo dal contesto europeo che conta.
È questo quello che vogliamo ?
Gli strumenti ci sono, serve volontà e concretezza che sono certo troveremo nel Governo.
Sapete quanta importanza io attribuisca alla realizzazione degli Stati Uniti d'Europa. Alcuni sono scettici su questa visione. L'Europa con l'euro ci ha dato la riduzione della volatilità e la stabilità della nostra economia.
All'Euro e all'Unione incompiuta possiamo dare molte colpe, ma non quella di aver danneggiato la nostra competitività, le cui fragilità hanno radici ben piantate nel territorio nazionale.
Oggi è in Europa che troviamo le leve della crescita, nella sua capacità di rilancio degli investimenti, di dotarsi di una politica industriale innovativa e su base comune.
Bene quindi ha fatto il Presidente del Consiglio, appena insediato, a partire da Bruxelles e dalle principali capitali europee, per trovare le possibili convergenze istituzionali e le soluzioni comuni alla crisi, perché alle politiche del solo rigore seguano anche interventi che privilegino la crescita economica. Una crescita basata sull'industria europea.
Il Governo è impegnato in questi giorni in un esercizio fondamentale: passare l'esame del 29 maggio per chiudere la procedura d'infrazione per deficit eccessivo aperta due anni fa.
E' un passaggio obbligato per utilizzare le recenti aperture della Commissione e la possibilità di scorporare la spesa produttiva dal calcolo del deficit, introdurre obbligazioni per finanziare infrastrutture e un programma di sostegno all'occupazione, dai giovani a coloro che perdono il lavoro in età matura.
La crisi ha dimostrato che il settore industriale torna ad essere l'unica scommessa sicura per il nostro futuro.
Da qui urge la definizione e l'applicazione di un "Industrial Compact" che miri a migliorare le sinergie tra le azioni promosse a livello UE e le politiche industriali degli Stati membri.
A un anno dalle elezioni europee e dall'avvio del semestre di Presidenza italiana , è necessario che il Paese sia pronto a cogliere le sfide negoziali dei prossimi mesi.
Veniamo a noi.
Ultimamente si è scritto e detto molto su Confindustria. Molte inesattezze e alcune critiche, a volte condivisibili.
Non si è scritto però che Confindustria è stata, è e sarà una casa in cui il confronto è regola. Una organizzazione ad adesione volontaria che viene scelta perché crea valore con le proprie azioni.
Nonostante la crisi, restiamo un sistema fatto da quasi 150.000 imprese, per 5 milioni e mezzo di addetti, che sta aprendo le porte ad altri sistemi e attività a forte potenziale di crescita.
La flessione, -0,6%, delle imprese associate è non solo modesta, ma se calata nel contesto che viviamo è, ne converrete, confortante.
Non temiamo il confronto né di ripensare il nostro modello organizzativo.
La Commissione Pesenti sta lavorando con cura alla riforma dell'organizzazione portando a valore comune il meglio del sistema.
Obiettivo : innovare la nostra organizzazione con regole e modelli di governo più leggeri e veloci, tagliando le spese improduttive e costruendo una rete delle intelligenze e delle specialità al servizio delle imprese.
Metodo : nessuna imposizione dall'alto, ma la costruzione di un modello organizzativo costruito nel consenso, ascoltando coloro che vivono la quotidianità delle nostre associazioni.
Quella di coinvolgere ed ascoltare tutti sul futuro di Confindustria è una mia scelta. Mai le esigenze ed i desideri di singole imprese o specifici settori. La nostra azione deve essere a tutela di tutto il tessuto industriale e dei servizi ad esso integrati.
Così interpretiamo il nostro ruolo di rappresentanza del mondo produttivo.
Noi non siamo casta, potere forte o debole che sia, salotto più o meno buono. Noi siamo la casa del capitalismo reale: quello produttivo e dell'innovazione.
Abbiamo la certezza che il paese cresce grazie alla sua industria e questa cresce se i suoi interessi sono rappresentati con competenza e determinazione.
Caro colleghi è passato un anno dal mio insediamento.
Sono onorato di questo incarico che ho accettato con l'obiettivo, preciso, di rimettere l'industria al centro della politica del nostro Paese.
Perchè Confindustria è la casa di tutti coloro che silenziosamente e operosamente, tutti i giorni, producono, inventano, esportano, fanno grande l'Italia nel mondo.

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