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Questo articolo è stato pubblicato il 04 marzo 2011 alle ore 18:52.

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Le associazioni di settore si appellano al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perchè non firmi il decreto legislativo sulle rinnovabili, a loro giudizio viziato da "diversi elementi di incostituzionalità". Il decreto, che limita fino a maggio prossimo l'attuale regime di incentivi, "lascia senza finanziamenti oltre 33mila aziende del settore e mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro", denunciano Aper, Assosolare, Asso energie future e Gifi, che preannunciano ricorsi al Tar, alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia europea, e sono pronti a "scendere in piazza" per protestare.

Le associazioni imprenditoriali della categoria (che insieme rappresentano 760 aziende) denunciano la violazione dell'articolo 76 della costituzione ("il governo ha agito con eccesso di delega", sostengono) e dell'articolo 41 della costituzione ("le aziende non possono operare per cambio di regole in corso d'opera", criticano), ed annunciano ricorsi in tutte le sedi.

Una nota del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, recita: «la rapida definizione dei nuovi incentivi è la mia priorità, e per questo voglio prima incontrare direttamente i principali protagonisti tra banche e imprese interessate al settore». Nessun blocco degli investiment, continua, « chi ha già investito è in grado di rispettare la scadenza di entrata in esercizio al 31 maggio e rientrerà come previsto negli incentivi previsti dal terzo conto energia; chi ha intenzione di investire, avrà con il decreto ministeriale di prossima emanazione, un quadro preciso di quote, parametri e livelli di incentivazione per un piano industriale dall'orizzonte finalmente ampio e non più limitato ad uno o due anni».

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