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Questo articolo è stato pubblicato il 23 aprile 2011 alle ore 11:26.

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Impianto Novaol di Porto Corsini, RavennaImpianto Novaol di Porto Corsini, Ravenna

RAVENNA - Il dibattito sulle rinnovabili e sullo stop al nucelare rischia di lasciare in secondo piano la riflessione sui biocarburanti. Un settore in cui l'Italia sta restando indietro e che versa nella condizione di dover importare nel 2011 circa il 70% dei volumi di biodiesel che finisce nei serbatoi delle auto italiane, visto che attualmente la norma fissa al 4% (sarà al 5% nel 2014) la quota di combustibile verde da addizionare obbligatoriamente a quello fossile derivante dal petrolio.

E il dato degli acquisti all'estero è in netto peggioramento dal momento che nel 2008 l'import pesava per il 29%, nel 2009 per il 36% e nel 2010 aveva raggiunto il 51 per cento.

Colpa – come è emerso ieri a Porto Corsini (Ravenna) nel corso di un dibattito sul tema organizzato a margine dell'inaugurazione di un sito produttivo Novaol di biodiesel – del fatto che le importazioni, soprattutto da Argentina, Canada e Malesia, trovano porte aperte in Italia a causa del minor prezzo del prodotto che invoglia i petrolieri a rifornirsi di prodotto straniero, non sempre di appurata qualità, a discapito di quello nazionale. «Il rischio – ha spiegato Maria Rosaria Di Somma, direttore generale di Assocostieri, l'unione dei produttori di biodiesel aderente a Confindustria – è che l'Italia metta in crisi l'industria del biodiesel, un settore che vale circa 2 miliardi di fatturato, occupa 1.500 addetti e sviluppa investimenti per oltre 500 milioni». E questo non per le inefficienze del settore ma per il fatto, come ha sottolineato di Somma, che si accettano in Italia prodotti in condizione di concorrenza sleale; «anche chi cerca di fare efficienza e sinergie non riesce a far fronte a prezzi che sono possibili sulla scorta di agevolazioni fiscali e di scarsi controlli qualitativi che caratterizzano molti produttori extracomunitari». Per non dire del fatto, come ha sottolineato Riccardo Deserti, dirigente del ministero delle Politiche agricole, che il sistema delle sanzioni appare decisamente inadeguato e non dissuasivo.


Del resto, il biodiesel non è certo il fotovoltaico: in questo settore l'unico "incentivo" è quello della quota obbligatoria di prodotto da miscelare con il combustibile fossile anche in prospettiva dell'1 gennaio 2013, quando entrerà in vigore una nuova fiscalità comunitaria che premierà il biodiesel con una tassazione che terrà conto del valore ambientale del prodotto.
Attualmente il potenziale produttivo dell'Italia (2,37 milioni di tonnellate) è di tutto rispetto e ci colloca al terzo posto in Europa alle spalle di Germania (5 milioni) e Spagna (4,1 milioni) e potrebbe far fronte a una crescita della domanda derivante da un lato dall'aumento della quota obbligatoria di prodotto verde all'interno del diesel (in Europa la percentuale maggiore si registra in Francia con il 7% seguita da Germania, 6,25,%, e Spagna al 5,83%) e dall'altro dal fatto che tra gli obiettivi comunitari vi è una quota di utilizzo di fonti rinnovabili del 25% sul totale del fabbisogno energetico. Per Gilberto Dialuce, direttore generale per l'approvvigionamento e le infrastrutture energetiche del ministero per lo Sviluppo economico, «la partita vera per il settore si gioca sul sostegno alla filiera e sull'adozione di criteri di sostenibilità per tutelarci da un import poco rispettoso di validi criteri produttivi».

E che siano necessari interventi immediati lo dimostra il fatto che i principali paesi europei, oltre a quote minime obbligatorie più elevate, al fine di combattere la concorrenza sleale dei paesi extra Ue stanno sviluppando politiche nazionali per sostenere il settore anche attraverso agevolazioni fiscali, come è accaduto in Belgio, Grecia e Olanda. Intanto dal sito produttivo di Porto Corsini a Ravenna la Novaol (società partecipata dalla francese Sofiprotéol attraverso Diester Industrie International) ha avviato uno stabilimento con capacità produttiva di 198mila tonnellate a cui se ne affiancherà uno (ieri la posa della prima pietra) per la produzione di 30mila tonnellate di glicerina a uso farmaceutico come coprodotto della lavorazione del biodiesel.

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