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Questo articolo è stato pubblicato il 16 febbraio 2012 alle ore 10:30.

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Dopo la meccanica, il tessile e le infrastrutture, in Romania è l'ora delle energie rinnovabili. E le imprese italiane, per le quali in patria gli incentivi si riducono rapidamente e i permessi sono sempre più difficili da ottenere, sono pronte a cogliere tutte le opportunità che un Paese in cui la penetrazione di queste tecnologie è ancora molto bassa può offrire.
Già dal 2010 la Romania si era data obiettivi ambiziosi: portare dal 31 al 38% la quota di energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili. Il potenziale inutilizzato è rilevante: basti pensare che lo sfruttamento pieno delle biomasse prodotte dagli scarti delle attività agricole e forestali potrebbe garantire da solo l'indipendenza energetica del Paese. È un'ipotesi del tutto teorica, anche perché attualmente è quasi del tutto inutilizzato. Ma è un segnale delle possibilità di business per le imprese specializzate in questo settore. Solo le capacità idroelettriche del ricco bacino alluvionale compreso tra le Alpi transilvaniche e i Carpazi orientali è pienamente sfruttato, come ha spiegato nei giorni scorsi in un convegno a Pesaro, Vincenzo Gaudino, coordinatore della commissione energia di Confindustria Romania. La Romania è il Paese straniero dove è più alta la presenza di imprese italiane, tanto che ad un certo punto hanno deciso di costituire un'associazione che un anno e mezzo fa ha aderito al sistema Confindustria.

Per i grandi investitori il settore più interessante sembra quello eolico. Diversi parchi sono già installati o in fase di sviluppo, soprattutto nelle Regioni orientali, particolarmente esposte ai venti che arrivano dal Mar Nero. Ma si tratta di un business in cui finora hanno operato soprattutto i big, a cominciare dal gruppo Enel, con GreenPower, ma anche la ceca CEZ, EON e Iberdrola che hanno installato parchi di almeno 3mila Mwh.

Per le imprese di dimensioni più piccole si sta facendo interessante lo sviluppo di campi fotovoltaici di dimensioni medio-piccole, soprattutto nel Sud del Paese.

Per sbloccare il mercato delle rinnovabili in Romania, sono stati necessari più interventi legislativi per modificare una prima legge del 2008 che era rimasta inattuata. Modificata nel 2010 e negli ultimi mesi del 2011, con incentivi più generosi (si veda l'articolo qui a fianco) è diventata operativa con il regolamento, pure dello scorso anno, per il riconoscimento dei produttori a cui possono essere applicati i certificati verdi. La legislazione consente diversi tipi di allaccio, compresi i contratti diretti tra produttori e consumatori finali. Tra le criticità c'è la capacità della rete elettrica nazionale di assorbire e integrare tutte le nuove capacità produttive.

Per le energie rinnovabili sono disponibili risorse nazionali e comunitarie. Il fondo nazionale per l'ambiente finanzia le tecnologie pulite e gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, dai costi della costruzione fino alla formazione del personale. La produzione da rinnovabili ma anche interventi per migliorare l'efficienza energetica sono finanziabili con i fondi europei, attraverso il Programma operativo crescita della competitività economica. Oltre al gruppo Enel, che è diventato il principale distributore di energia elettrica del Paese e prevede di investire nei prossimi anni alcune centinaia di milioni di euro per dotare la rete delle tecnologie avanzate, sono presenti anche Ansaldo nucleare (da 25 anni) e Terna (che dal 2007 ha un accordo per lo sviluppo della rete di trasmissione e l'assistenza tecnica). Nell'eolico hanno avviato le attività Sorgenia Romania e Erg Renew. Presente anche Inergia, nata dalla diversificazione del gruppo Santarelli (edilizia privata e lavori pubblici). Sulle rinnovabili il 12 aprile è in agenda un convegno a Bucarest organizzato dalla Confindustria locale.

La recente quanto rapida crisi politica, chiusa nel giro di una settimana e all'interno del partito di Governo, non dovrebbe avere conseguenze sulle scelte di politica economica. I ministri-chiave sono stati riconfermati e tra questi il responsabile degli Esteri, Cristian Diaconescu, che nelle prossime settimane sarà in Italia.

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