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Questo articolo è stato pubblicato il 12 ottobre 2012 alle ore 13:27.

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HAMMERFEST - Nella cartina dell'Europa Hammerfest è un puntino nell'estremo nord del continente, quasi 2mila chilometri a Nord di Oslo sulla costa occidentale della Norvegia. Un tempo era rifugio per cacciatori di orsi (e infatti il simbolo della città è un orso polare), poi è diventato centro di pescatori di fronte al gelido mare di Barents, infine ha vissuto una rinascita con la scoperta di una miniera d'oro sotto il mare: il gas naturale. Oggi di fronte alla città e qualche centinaio di metri sotto il livello del mare si trova il maggior centro di liquefazione di gas naturale in Europa. I giacimenti sono stati scoperti dalla compagnia statale Statoil negli anni Ottanta, ed è operativo dal 2007. Ha una capacità annuale di 5,75 miliardi di metri cubi.

Ci si potrebbe aspettare una grande piattaforma in mare, ma dalla baia illuminata dal sole 24 ore su 24 - almeno per la parte estiva dell'anno, mentre per il resto domina il buio - non si vede nulla. Soltanto l'impianto industriale nell'isola di Melkøya, collegata al continente con un tunnel. Il gas, però, arriva dal giacimento di Snøhvit, a circa 150 chilometri a nord in mezzo al mare. Una condotta sottomarina, altamente automatizzata, porta il gas naturale fino all'impianto di Melkøya, dove avviene il passaggio allo stato liquido alla temperatura di 163 gradi sottozero. Nell'operazione il volume si riduce di 620 volte. Il gas liquido viene poi caricato sulle navi cargo che popolano la baia: barconi arancioni con grossi serbatoi sferici che portano la fonte di energia in Spagna e negli Stati Uniti, dove i rigassificatori si occupano del procedimento inverso. Per arrivare a Bilbao ci vogliono circa 12 giorni di navigazione, mentre fino a Cove Point, nel Maryland, una ventina. Per il futuro si guarda all'Asia, soprattutto se si riuscirà ad "aprire" la tratta a Nord Est, che con il riscaldamento globale dovrebbe diventare navigabile.

L'efficienza delle operazioni si distingue anche perché il gas naturale estratto arriva nell'impianto con anidride carbonica (circa l'8%) e acqua, poi viene separato, ma la CO2 al posto di finire nell'atmosfera viene stoccata nel sottosuolo con le tecnologie di Ccs (carbone capture and storage).

Dell'automazione ed elettrificazione di tutto l'impianto si occupa Abb, colosso elvetico-svedese che ha una presenza importante anche in Italia con 5.700 dipendenti e il centro di eccellenza per la realizzazione chiavi in mano di impianti nel settore dell'oil and gas e soluzioni di automazione avanzata a Sesto San Giovanni, a nord di Milano. Non a caso alcune centraline nelle sale di controllo dell'impianto norvegese sono state prodotte a Dalmine, vicino a Bergamo.

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