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Questo articolo è stato pubblicato il 05 novembre 2013 alle ore 11:01.

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Fabrizio BarbosoFabrizio Barboso

Si parla di 23 miliardi da attribuire attraverso i fondi strutturali: tanto l'Europa potrebbe stanziare per favorire la diffusione dell'energia sostenibile e dell'efficenza energetica nell'ambito del periodo di programmazione che andrà dal prossimo anno al 2020.
«Ci aspettiamo che dalle aziende arrivi una risposta più convinta di quanto avvenuto nel periodo precedente di programmazione» afferma, senza mezzi termini, Fabrizio Barbaso, direttore generale aggiunto della Dg Energia della Commissione europea. «Si tratta di risorse – sottolinea Barbaso – che si attivano in presenza di progetti filtrati dalle Regioni. È, dunque, importante che le amministrazioni regionali inseriscano l'efficienza energetica quale priorità nei loro programmi comunitari e diventino volano per gli investimenti nel settore».

Le aziende chiedono chiarezza. Quale sarà la priorità per l'Unione europea, il sostegno alle rinnovabili o l'efficienza energetica?
Resteranno entrambe le priorità perché di tratta di elementi fondamentali per l'energia sostenibile. La vera sfida è trovare l'equilibrio ideale tra gli obiettivi fissati dall'Unione europea e le azioni di promozione, come nel caso dell'obiettivo di riduzione della CO2. Non vogliamo trasformare l'Europa in un insieme di Stati dedicati solo a turismo e servizi, vogliamo che l'industrializzazione sia garantita attraverso l'efficienza energetica.

È pensabile un sistema di incentivi per l'efficienza energetica paragonabile a quello messo in campo negli anni passati per le rinnovabili?
Inevitabilmente, i canali di sostegno devono essere diversi, anche se hanno alcuni fattori comuni come i progetti di ricerca o i programmi di sostegno agli sviluppi regionali. Il problema delle rinnovabili è stato quello di incentivi stabiliti su periodi lunghi, che hanno innescato un meccanismo di diffusione veloce e una progressiva riduzione dei costi delle tecnologie, entrando in una fase di overcompensation.

Qualcosa deve cambiare?
Auspichiamo che questi schemi siano rivisti e adeguati e in futuro possano compensare soltanto il sovraccosto della rinnovabile rispetto all'energia convenzionale. In futuro, bisognerà distinguere le tecnologie mature da quelle che invece necessitano di sostegni.

A che punto è la fase attuativa della Direttiva europea 2012 che prevede, ad esempio, l'Audit obbligatorio per le aziende?
Gli Stati membri stanno definendo i piani energetici. In prospettiva dovremo valutare se saremo in grado di rispettare gli obiettivi, 20% rinnovabili, 20% riduzione CO2, 20% di miglioramento dell'efficenza energetica, o se serviranno misure ulteriore. Sul fronte efficenza energetica, i Paesi sono in ritardo. Attraverso le misure contenute nella direttiva si dovrebbe arrivare quantomeno al 17 per cento. Bisognerebbe utilizzare maggiormente le linee di credito delle banche commerciali a sostegno di investimenti per l'efficienza e fare riferimento alle Esco, società specializzate in interventi del genere, soprattutto nel settore edilizio. Oggi l'Europa rappresenta il 14% delle emissioni di C02 a livello mondiale, in futuro questa quota si dimezzerà. Non possiamo prenderci l'onere di penalizzare le industrie e i consumatori europei perché dobbiamo sacrificarci per gli altri, sapendo che comunque l'impatto sarà modesto. Bisogna convincere gli altri Paesi a fare la loro parte e seguire il nostro esempio.

A che punto è il processo di unificazione del mercato energetico europeo?
Si tratta di un elemento di importanza fondamentale, e il fatto che l'aumento del prezzo dell'elettricità negli ultimi dieci anni sia stato più contenuto, 3,4%, rispetto a petrolio, gas e carbone è un effetto del processo di creazione di un mercato integrato. Gli studi disponibili parlano di possibili riduzioni dei costi nell'ordine di 35 miliardi per l'elettricità e di 30 per il gas. Ci siamo dotati di un apparato regolamentare adeguato, bisogna che gli Stati membri facciano rispettare la normativa.

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