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Questo articolo è stato pubblicato il 11 febbraio 2013 alle ore 18:52.

A meno di due settimane dalle elezioni, gli occhi degli investitori internazionali restano puntati sull'Italia, e in particolare sui delicati giochi di alleanze e incastri tra i leader assetati di maggioranza in Parlamento. Per Bill Hubard, economista e saggista dal 1971 sulla breccia dei mercati finanziari globali e oggi a Markets.com, negli ultimi giorni il rischio che l'election day italiano abbia come conseguenza un Parlamento appeso, dall'espressione inglese "hung parliament", è aumentato sensibilmente.
Agli occhi degli analisti internazionali che nelle ultime settimane hanno osservato l'evoluzione dei giochi politici, lo scenario è associato a un crescente rischio per l'economia del Paese. «In ballo ci sono le riforme strutturali che dovranno essere implementate in Italia nel 2013 e nel 2014 per garantire la ripresa dell'economia. Nello scenario attuale, é molto improbabile che le riforme introdotte nel 2012 saranno ammorbidite perché il livello del debito pubblico è troppo elevato», spiega Hubard.
Tuttavia, il rischio che i seggi non indichino una maggioranza in grado di traghettare l'Italia fuori dalla crisi é sempre più concreto. In caso di Senato appeso, le possibilità sono due, ricorda l'economista: «Quella di una coalizione, il primo tentativo che sarà preso in esame, e che vedrà coinvolti gli stessi partiti del 2012: Pdl, Pd e centro. In caso di fallimento, saranno prese in considerazione nuove elezioni. Questo ai nostri occhi sarebbe lo scenario peggiore per l'economia».
Un risultato elettorale incerto limiterà le prospettive di crescita dell'economia italiana in tre modi. Il primo sarà un peggioramento del sentimento degli investitori nei confronti dell'Italia, con un aumento del costo del denaro sia per lo Stato che per il settore privato. Il secondo riguarderà la confidenza dei consumatori, e il terzo riguarderà l'implementazione, ritardata, delle riforme strutturali necessarie all'economia.
In altre parole, nello scenario attuale é improbabile che il rapporto tra debito e Pil migliorerà prima di altri due anni. Le stime sull'economia tricolore di Hubard non sono rosee. Markets.com prevede un calo del PIL dell'1,1% nel 2013, con crescita modesta nel 2014. Ma i guai dell'Italia non sono solo collegati alle incertezze politiche.
«A prescindere dal risultato elettorale, la ripresa dell'economia resta fragile. Dal punto di vista del ciclo di business, il miglioramento delle esportazioni resta modesto. L'Italia ha una struttura industriale poco dinamica e una popolazione in invecchiamento e questo rischia di innescare un circolo vizioso», spiega Hubard.
L'industria è infatti dominata da piccole imprese il cui management si avvicina all'età della pensione, mentre le famiglie italiane hanno messo in atto un meccanismo di difesa e spendono poco. «Questo, inserito in un contesto globale di consumi in flessione e forte pressione fa suonare un campanello d'allerta per gli imprenditori del Paese», aggiunge Hubard.
E per gli investitori stranieri che hanno riposto le speranze in un verdetto elettorale chiaro, che affidi al nuovo partito di Governo gli strumenti di potere necessari per fare ripartire l'Italia.
(Chiara Albanese è reporter di Investment Europe)
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