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Questo articolo è stato pubblicato il 02 ottobre 2013 alle ore 22:00.
L'ultima modifica è del 02 ottobre 2013 alle ore 09:18.

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Ore 20,20. Cicchitto: continueremo battaglia in difesa di Berlusconi
«Parlo a nome di oltre venti deputati e di oltre venti senatori». Così Fabrizio Cicchitto, tra i trascinatori dei "dissidenti" del Pdl, apre il suo intervento alla Camera in occasione del voto di fiducia al governo Letta. «Continueremo a condurre una battaglia giusta e coerente a difesa di Silvio Berlusconi», aggiunge. «Mai però questa battaglia dovrà entrare in conflitto con gli interessi dei cittadini. Per questo non abbiamo condiviso la crisi di governo e fortunatamente questa battaglia ha spinto tutti a venire meno dalla rottura», chiarisce.

Ore 19,51. Epifani: dal Pd sì convinto a Letta
Il segretario del Pd Guglielmo Epifani conferma il «voto compatto del Pd, il sì convinto» alla fiducia chiesta da Enrico Letta alla Camera. Quanti nel Pdl hanno detto «no» a Silvio Berlusconi per dire «sì al governo» - continua - ora non devono farsi "inghiottire nel gorgo del tatticismo». Per Epifani «aprire una crisi sarebbe stato un gesto irresponsabile contro il Paese e i cittadini. Berlusconi - conclude - perde perché ha aperto la crisi nel modo e nel momento sbagliato. Berlusconi ha perso, aldilà del voto espresso, nel Paese e nell'opinione pubblica. Per questo oggi vince il Paese».

Ore 19,38. Brunetta elogia Berlusconi in Aula, Alfano applaude
Un applauso o meglio un timido batter di mani per tre volte: il vicepremier Angelino Alfano, seduto ai banchi del governo al fianco al premier Enrico Letta, fa questo gesto plateale, mentre il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta sottolinea che «non è stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a volere le larghe intese ma è stato Silvio Berlusconi». Dopo il battimani, Alfano si volge verso Letta, quasi a volergli spiegare il perché di quel suo seppur timido consenso alle parole di Brunetta.

Ore 19,35. Legge elettorale, Giachetti a Letta: lingua batte dove dente vuole
«La lingua batte dove il dente duole. A qualcuno evidentemente duole troppo. Ne riparliamo a breve». Con questo tweet Roberto Giachetti ha risposto, dopo aver lasciato l'aula visibilmente irritato, al premier Enrico Letta che in aula aveva affermato che la legge elettorale va cambiata ma che per farlo serve raggiungere una maggioranza e non piantare «ognuno la sua bandiera»

Ore 19,33. Brunetta: programma e squadra esecutivo improvvisati
«Concordo con gran parte delle cose dette e da vecchio professore non gliene voglio per il suo programma improvvisato così come la compagine del suo governo». Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta intervenendo alla Camera e rivolgendosi al presidente del Consiglio.

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