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Questo articolo è stato pubblicato il 07 febbraio 2013 alle ore 12:05.

Difficile che le elezioni portino a un assetto politico non stabile. E comunque non si può andare di continuo alle urne. «Un Paese serio non può continuare a inseguire le elezioni». A margine dell'iniziativa del partito "Le parole dell'Italia giusta" che si tiene a Roma Pier Luigi Bersani risponde così ai giornalisti sull'ipotesi di un ritorno al voto nel caso in cui non ci sia una maggioranza dopo la tornata elettorale di fine mese (secondo i sondaggi la partita per Palazzo Madama è ancora aperta). Il segretario del Pd aggiunge che è certo che «gli italiani prenderanno una direzione di marcia. Faccio un pronostico - afferma -. Non succederà perché gli italiani chiederanno un cambiamento. Chi arriva primo governerà alla Camera e al Senato».
Dopo il voto no a larghe intese e governi di unità nazionale
Bersani torna sul dopo voto anche nel corso del suo intervento ai "Cinque minuti" dedicati ai candidati premier nel corso del Tg La7, in cui il segretario del Pd esclude ipotesi di governi di unità nazionale o di emergenza dopo il 25 febbraio: «Assolutamente. Io l'arrrabbiatura di questa metà del Paese la conosco e la condivido. Da adesso in poi ci vuole una linea di cambiamento all'altezza del governo. Inciuci, cose complicate: non è più possibile».
Vendita patrimonio e tracciabilità finanziaria per recuperare risorse
ersani ripercorre poi alcuni capisaldi del programma economico del partito per finanziare la priorità n. 1, il lavoro: «Se un ministro dice "mai più un condono", sono già alcuni miliardi di maggior entrate. È quello che faremo noi". All'ordine del giorno anche un abbassamento dei tassi «che stiamo pagando, vendere un pò di patrimonio pubblico», ma soprattutto si tratta di puntare alla «fedeltà fiscale», e «mettere una soglia ai contanti», insieme alla «tracciabilità di tutti i movimenti finanziari nella privacy ma con accesso al fisco»
In mattinata, intervenuto a Omnibus su La7, il responsabile economico del Pd Stefano Fassina aveva detto che «nel caso di ingovernabilità, si cambia la legge elettorale e si torna al voto. Sarebbe uno scenario da incubo». Bersani dà ora una linea diversa.
La replica a Monti: ognuno pensi ai poli suoi
Il segretario replica a Mario Monti che, in tema delle alleanze, ieri ha aperto a un'intesa post elettorale con il Pd, a condizione però che il Partito democratico rompa l'alleanza con Sel («Il Pd dovrà fare delle scelte», è stato in sintesi il ragionamento del professore).
«Ognuno pensi ai poli suoi - afferma oggi Bersani -, io sono con Vendola e Tabacci. Monti, anche se non ho visto la foto di gruppo, qualora la facesse la farebbe con Fini e Casini, che magari su temi come i diritti e le liberalizzazioni, hanno idee diverse dalle sue...». «Noi abbiamo una parola sola - sottolinea ancora Bersani -, gli altri ne prendano atto. E che dire allora di Berlusconi e Monti che non sanno neanche chi farebbe il premier della loro alleanza?».
Vendola: flirtare fa perdere le elezioni
Intanto rimane alta la tensione tra Pd e Sel. Il governatore della Puglia critica la strategia del Partito democratico. Su twitter Vendola scrive: «Flirtare con Monti, Fini e Casini fa perdere le elezioni al centrosinistra. Se il giochino é quello di annacquarci, noi lo faremo saltare».
Sui debiti Pa proposta ragionevole e sostenibile
Per quanto riguarda la proposta avanzata da Bersani (cinquanta miliardi in cinque anni per restituire alle imprese i debiti della pubblica amministrazione e rilanciare la crescita con nuovi posti di lavoro), il segretario ricorda che lo strumento saranno «titoli dedicati per 10 miliardi all'anno per 5 anni: é ragionevole e sostenibile e aiuterebbe a dare ossigeno alle imprese e quindi più lavoro».
Carcere per gravi evasioni? Non lo escludo
Intervistato da Radio Capital, Bersani ipotizza anche il carcere per i grandi evasori: occorre rafforzare le «pene per combattere l'evasione. Ci vuole deterrenza, non escludo che per reati gravi ci possa essere anche il carcere. Ma il problema è talmente endemico che quante carceri vogliamo fare?».
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